Mostre di arte moderna e contemporanea

David Lynch. The Air is on Fire

9 ottobre 2007 - 13 gennaio 2008

Triennale
Viale Alemagna 6, Milano
Tel. 02-724341
Orari: 10:30-20:30, lunedì chiuso

David Lynch è un regista straordinario e, in questa veste, ha vinto numerosi premi, tra cui il Leone d'Oro alla carriera per Inland Empire - L'impero della Mente (2006), la sua ultima fatica cinematografica.
Fin da giovane ha mostrato però anche una grande passione per l'arte tanto è vero che nel 1963 si è iscritto alla Corcoran School of Art di Washington, e, in seguito ha frequentato il Museum School di Boston (1964) e la Pennsylvania Academy of Fine Arts di Philadelphia (1965), dove ha scoperto la forza delle immagini in movimento e ha deciso di dedicarsi alla realizzazione di cortometraggi.
Il primo, del 1966, è stato Six Figures Getting Sick. Poi è passato al cinema debuttando sul grande schermo con un film inquietante e surreale, intitolato Eraserhead - La mente che cancella.

Da allora in avanti non ha più smesso di fare il regista e tra le sue creazioni può vantare pellicole come The Elephant Man, Velluto Blu, Cuore selvaggio, Mulholland Drive, e fortunatissime serie TV, come I Segreti di Twin Peaks, che hanno incollato al video milioni di spettatori.
Il suo stile, morboso e delirante, onirico e conturbante, ambiguo e fuori dall'ordinario, è piaciuto a tanti, ma non a tutti. Tanto è vero che alcune pellicole, che alcuni giudicano assurde e poco riuscite, per altri rappresentano invece dei veri e propri "film di culto".

Questa rassegna, realizzata in collaborazione con la Fondation Cartier pour l'art contemporain di Parigi, mette in luce questi e altri aspetti dell'arte di David Lynch presentando, per la prima volta in Italia dipinti, fotografie, disegni, film sperimentali e creazioni musicali di questo artista eccentrico e geniale, immaginifico e visionario, che mostra notevoli consonanze con il surrealismo. Le sue opere infatti fanno spesso riferimento al mondo dei sogni, all'inconscio, agli incubi e alle aberrazioni dell'animo umano. Interessi che sembra accompagnino Lynch da sempre. Pare infatti che, tra le sue passioni giovanili, ci fosse anche la psichiatria.

L'allestimento, minimale e teatrale al tempo stesso, è stato curato dallo stesso Lynch.
Al centro si trovano le opere pittoriche, ai lati le foto e i disegni che hanno accompagnato l'artista dagli anni del liceo in avanti.

I dipinti, sospesi a grandi portanti metallici, sono materici, ricchi di scritte ed elementi naturali. Alcuni sono figurativi, altri allusivi e astratti.
Via via che si procede diventano più scuri, drammatici ed essenziali. Si respira un senso di inquietudine, sospensione, attesa, paura, che solo l'ironia, presente spesso nei lavori di Lynch, riesce a mitigare.
I disegni, realizzati su supporti di vario genere, dai foglietti d'albergo ai tovaglioli di carta, sono poco più che schizzi, appunti, note, visioni, senza alcuna indicazione di data. Si notano suggestioni surrealiste, astratte, pop.
Stesi in modo libero e spontaneo, ad uso personale, costituiscono indubbiamente l'aspetto più intimo della sua creazione. Guardandoli si può capire infatti, quali siano le sue fonti di ispirazione, il suo modo di lavorare, le linee di forza che attraversano l'insieme della sua opera.
Le fotografie, senz'altro più raffinate e costruite, raffigurano paesaggi desolati, ambienti cupi, dettagli di architetture urbane e corpi femminili.
Le donne appaiono sensuali e affascinanti, conturbanti ed erotiche, ma anche inquietanti e deformi. Nei Disturbed Nudes, infatti, le parti anatomiche si modificano, si confondono, si dissolvono assumendo forme ed espressioni irreali, che fanno venire in mente alcuni lavori di Hans Bellmer.

A metà percorso si trova una sala cinematografica, dove sono proiettati cortometraggi, film d'animazione e video sperimentali realizzati tra 1967 e il 2002.
Da fuori si sentono urla terrificanti e suoni martellanti, che infastidiscono e incuriosiscono al tempo stesso.

La mostra, curata da Hervé Chandes insieme a Helene Kelmachter e Ilana Shamoon, si conclude con un'installazione che dà forma e realtà a un piccolo disegno di Lynch. Il salotto in esso raffigurato è stato infatti ricostruito a grandezza naturale. Quasi l'artista volesse dar corpo a un sogno...

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