Mostre di arte moderna e contemporanea

Joseph Kosuth. Arte e pensiero 1965-1974.
Dalla collezione Panza di Biumo

19 luglio - 30 novembre 2007

Villa Menafoglio Litta Panza
Piazza Litta 1, Biumo Superiore (VA)
Tel. 0332-283960
Orari: mar-dom 10-18, dal 24 dicembre all'1 gennaio chiuso

Il FAI (Fondo per l'Ambiente Italiano), che dal 1996 è entrato in possesso di Villa Menafoglio Litta Panza, torna a occuparsi delle opere dei grandi artisti contemporanei che il precedente proprietario, Giuseppe Panza di Biumo, ha acquistato o commissionato a partire dagli anni '50.
La nuova mostra, dedicata a Joseph Kosuth (Toledo - Ohio 1945), segue quelle su Dan Flavin, Lawrence Carroll e Richard Long e conferma, una volta di più, l'abilità e il fiuto di questo grande collezionista. L'artista americano, infatti, oltre a essere stato tra i primi a occuparsi di Arte Concettuale, è diventato, col tempo, uno degli autori più noti e apprezzati a livello internazionale.

Le opere di Kosuth installate nelle scuderie della Villa fanno tutte parte della Collezione Panza di Biumo e, anche se sono soltanto 13, sono sufficienti a riassumere gli aspetti principali del suo pensiero e della sua ricerca artistica. Due momenti che, nel suo caso, si presentano strettamente collegati dato che quelli che produce non sono soltanto oggetti da guardare, ma "concetti sull'arte espressi principalmente con l'ausilio del linguaggio verbale o con la combinazione fra testo e immagine fotografica". Nell'Arte Concettuale, infatti, la riflessione sull'arte, sul suo ruolo sociale, ha la precedenza sull'opera stessa, che, in alcuni casi, può rimanere semplicemente allo stato progettuale e non vedere mai la luce.

Nel 1965, quando Kosuth comincia a realizzare le prime opere di tipo concettuale portando avanti quelle che Filiberto Menna chiama riflessioni analitiche sull'arte, l'interesse per la semiotica e la filosofia linguistica è molto sentito e parecchi intellettuali si interessano al mondo della comunicazione e ai mezzi utilizzati per esprimersi, ai problemi di ricezione dei messaggi, alle variabili legate ai contesti di fruizione.
Anche gli artisti cominciano ad appassionarsi a questo argomento, che trova un precedente nei giochi di parole e nelle riflessioni sull'arte di Marcel Duchamp, in certe pratiche surrealiste e nelle argute considerazioni di René Magritte secondo cui "un object ne fait jamais le même office que son nom ou que son image".
L'irruzione di questo atteggiamento riflessivo in campo estetico non coinvolge soltanto la pratica artistica e il suo significato ma tutto il sistema dell'arte. Il mercato infatti, almeno inizialmente, non vede di buon occhio la trasformazione delle opere in idee e concetti e, soprattutto, la loro eventuale smaterializzazione.

Kosuth, che è uno dei primi a occuparsi di questi argomenti, concentra la sua attenzione sulla natura dell'arte e sul problema della polisemia dei segni.
Partendo dalla considerazione che ogni linguaggio, compreso quello iconico, sia convenzionale e che non vi sia una diretta corrispondenza tra realtà e rappresentazione, arriva alla conclusione che l'arte non sia null'altro che un atto mentale e che quindi ogni mezzo, anche extra-artistico, possa essere adatto a realizzare un'opera purché, ovviamente, proponga una riflessione sull'arte. Per lui, infatti, l'arte è "idea di un'idea" e ciò che conta, come diceva anche Magritte, è il procedimento intellettuale che l'opera fa scattare nella mente dell'osservatore.

Il primo stratagemma che Kosuth adotta per indurre riflessioni sull'arte si basa sull'utilizzo di segni appartenenti a linguagggi diversi. Pone infatti, uno accanto all'altro, un oggetto reale (una sedia, un orologio ecc.), la parola che gli corrisponde e la sua fotografia.
In altri casi, invece, come in Clear Square Glass Leaning (1965) o Nine Paintings with Words as Art (1966), presenti in mostra, fa coincidere l'opera con il suo enunciato. Abbiamo a che fare, infatti, come giustamente indicano i titoli, con un lavoro composto da lastre di vetro, trasparenti e quadrate, appoggiate al muro e con un altro costituito da nove dipinti, su ognuno dei quali è scritta una parola, che fa riferimento a una delle loro caratteristiche.
Un po' diversa, anche se risponde alla stessa logica concettuale, è l'operazione che compie con la serie "Art as Idea as Idea". Nelle opere di questo tipo, le riflessioni di Kosuth si concentrano, infatti, sull'arte in generale e l'autore riproduce su tela, così come le ha trovate sul dizionario, le definizioni di parole come "arte", "pittura", "significato", "nulla" ecc. Generalmente usa l'inglese, ma le lingue possono variare secondo il contesto o essere associate tra loro, come avviene, per esempio, in una delle opere esposte in questa occasione.
In altri lavori, come nella serie delle "Investigations", Kosuth allarga la sua analisi al contesto creando installazioni e opere pubbliche, che si avvalgono di mezzi di comunicazione di massa come i giornali o i cartelloni pubblicitari. Anche se cambia l'espediente, lo scopo resta però lo stesso. L'artista infatti modifica i caratteri dei testi per catturare l'attenzione dei lettori e costringerli, ancora una volta, a riflessioni più profonde.

Un'altra caratteristica che viene evidenziata da questa mostra è l'uso del neon. Nel corso della sua carriera, Kosuth ha utilizzato infatti ampiamente questo materiale extra-artistico, che, per la sua duttilità, ben si prestava alla realizzazione di pratiche tautologiche e progetti pubblici.
A Villa Panza lo si trova impiegato in un'opera del 1965, Five Five's (to Donald Judd), dedicata a un altro importantissimo artista americano, autore di opere minimali e seriali.

La rassegna è curata da Giuseppe Panza di Biumo, che ha cominciato a interessarsi a Kosuth nel 1968, quando l'artista aveva solo 23 anni, ed è accompagnata da laboratori, attività didattiche ed eventi collaterali, volti a indagare il rapporto esistente tra arte, filosofia e linguaggio.

Dopo aver visto la mostra su Kosuth, o aver partecipato a una delle conferenze che la arricchiscono, non si può perdere l'occasione di vedere il resto della Collezione Panza di Biumo, che vanta opere di Dan Flavin, Robert Irwin, James Turrel, Lawrence Carroll, Martin Puryear, Ettore Spalletti, Phil Sims, David Simpson ecc. Molti lavori, tra l'altro, sono stati creati appositamente per la villa e non c'è quindi un luogo migliore per ammirarli.

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