Mostre di arte moderna e contemporanea

De Chirico

20 gennaio 2007 - 27 maggio 2007

Palazzo Zabarella
Via degli Zabarella 14, Padova
Tel. 049-8753100
Orari: 9:30-19:30

Se non passa anno senza che da qualche parte venga realizzata una mostra su Giorgio de Chirico, un motivo c'è. È infatti uno degli artisti più celebri e apprezzati nel nostro Paese e anche all'estero. Lo dimostrano i risultati che i suoi dipinti raggiungono in asta e, purtroppo, anche le numerose falsificazioni, con le quali i truffatori cercano di rispondere alle esigenze del mercato.
Di tutto il suo percorso artistico, che è stato contrassegnato da improvvisi cambiamenti di rotta, quello che riscuote maggior interesse è sicuramente il "primo periodo metafisico", che, con diverse fasi, va dalla fine del 1909 alla fine del 1918. È in quegli anni, infatti, che De Chirico, in anticipo su movimenti come il Dadaismo, il Surrealismo, il Realismo Magico e altre correnti affini, afferma che "bisogna dipingere ciò che non si vede", ciò che sta al di là dell'apparenza delle cose: il grande mistero dell'esistenza.
Uno dei primi capolavori nei quali l'artista riesce a dare corpo al suo progetto è L'enigma dell'oracolo (1910), nel quale, rifacendosi alla pittura romantica di Böklin e ai suoi personaggi ripresi di spalle con lo sguardo perso nell'infinito, mette lo spettatore di fronte a una scena muta, sospesa, priva di azione, che induce stupore, attesa, inquietudine.
L'impressione è quella che manchi qualcosa, che ci sia qualcosa da scoprire. Guardare non basta più, occorre riflettere e pensare.
Lo stesso effetto, De Chirico lo ottiene anche accostando elementi disparati o contraddittori, falsando la prospettiva, creando effetti di straniamento.
Secondo lui, infatti, chi guarda un quadro non deve fermarsi all'apparenza, a ciò che vede. Deve cercare di capire le metafore e i simboli che l'artista, veggente e indovino, gli ha messo di fronte per aiutarlo a risolvere gli enigmi della vita e raggiungere la verità.

La mostra che Paolo Baldacci e Gerd Roos hanno pensato per Padova ripercorre la carriera artistica di De Chirico dal 1909 alla seconda metà degli anni '60. Si tratta quindi di una vera e propria antologica, anche se i curatori hanno deciso di dare maggior risalto a quelli che, per molti, sono i momenti più originali della straripante ed eclettica produzione artistica di De Chirico. Ecco allora le opere simboliste dei primi anni, che guardano ai lavori di Böklin e Klinger; i dipinti del primo, grande, periodo metafisico, caratterizzati dalla presenza di piazze, torri, portici, manichini, statue ed elementi eterogenei, ombre sinistre e prospettive distorte; gli autoritratti, le nature morte e le famose "ville romane" degli anni '20, nelle quali, in anticipo sui tempi, e nonostante le critiche, De Chirico mostra un forte interesse per l'uso dell'allegoria e il ritorno al "classico", all'arte del passato.
La metafisica, accantonata per un po', ma comunque latente, torna a prevalere tra il 1925 e il 1929, anni in cui l'artista realizza opere famosissime, che raffigurano mobili all'aperto, archeologi, cavalli in riva al mare, gladiatori, trofei ecc. Qualcuno applaude il nuovo corso della sua pittura, altri non fanno mistero della propria disapprovazione e lo dileggiano pubblicamente. Sono i surrealisti francesi, che, agli inizi, erano stati tra i suoi primi, calorosi, estimatori.
Con l'inizio degli anni '30, conclusa quella che è sicuramente la fase più felice della sua carriera, caratterizzata anche da un'intensa attività espositiva, il "Pictor Optimus" sembra vivere un momento di crisi, che lo porta a compiacere il gusto del pubblico e a ripiegare sui propri passi.
Nature morte, soggetti mitologici, autoritratti sono i temi più ricorrenti delle opere successive, che, dopo aver guardato all'arte barocca del '600, propongono una rivisitazione dell'esperienza metafisica iniziale. Qualcosa però è cambiato. L'alone di mistero, così pregnante nei primi capolavori, infatti, è ormai scomparso e quella che prevale è soprattutto maniera, condita da una buona dose di ironia. Un atteggiamento che, secondo i curatori, fa di De Chirico un precursore dell'estetica postmoderna e della pratica della citazione.

La mostra, che si avvale di un comitato scientifico di altissimo livello, è stata realizzata in collaborazione con la Galleria Nazionale di Roma. Il percorso espositivo, che presenta una selezione di 100 capolavori, molti dei quali non si vedono da tempo, è diviso in 12 sezioni e segue un andamento prevalentemente cronologico. Esistono comunque delle aree di approfondimento dedicate ai temi e alle figure più rilevanti della poetica di De Chirico, tra cui il "figliol prodigo", il "manichino", le "ville romane".
Grazie alle opere esposte, ai pannelli illustrativi e ai saggi in catalogo, sarà possibile comprendere quello, che, nonostante le numerose inversioni di rotta, resta il filo conduttore di tutta la carriera artistica di De Chirico. Parliamo, ovviamente della "Metafisica", "quel particolarissimo amalgama di pensiero classico e nostalgia romantica, (che) si perpetua in differenti gradazioni anche negli altri stili praticati dall'artista dopo il 1918".

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