Mostre di arte moderna e contemporanea

La Domenica del Corriere. Il Novecento illustrato

22 novembre 2007 - 3 febbraio 2008

Palazzo Reale
Piazza Duomo 12, Milano
Tel. 02-804062
Orari: lun 14:30-19:30, mar-dom 9:30-19:30, gio 9:30-22:30

La "Domenica del Corriere" ha segnato un'importante pagina del giornalismo italiano per quasi un secolo, dal 1899 al 1989. È diventata, infatti, fin dalle origini, uno dei periodici illustrati di maggior successo tra il pubblico, che, è bene ricordarlo, allora non aveva ancora la TV.
C'era ovviamente la fotografia, ma il reportage giornalistico non era ancora molto sviluppato e, soprattutto, non aveva la stessa forza. Il disegnatore, infatti, a differenza del fotografo, era capace di ricostruire e interpretare i fatti, mostrando ciò che non si poteva vedere o catturare con uno scatto.
Ad attrarre erano soprattutto le copertine la cui realizzazione era affidata ad artisti di notevole talento e fantasia, come Achille Beltrame, Walter Molino e molti altri.
Accanto alle due figure chiave di questo periodico si collocano infatti altri 300 autori, che hanno curato le immagini per le controcopertine e le pagine interne.

La mostra che Giovanna Ginex ha allestito a Palazzo Reale ripercorre la storia di questa rivista presentando 370 tavole originali, tra disegni, bozzetti, schizzi e vignette, che arrivano dall'Archivio Storico del "Corriere della Sera".
La trasformazione di tecniche, supporti e stili, testimonia l'evoluzione della stampa e quella del costume. Da queste immagini passa infatti anche la storia politica, culturale e sociale del nostro Paese.
Il percorso espositivo, al tempo stesso cronologico e tematico, presenta le immagini di una quarantina di artisti, i più rappresentativi della testata, ed è arricchito da canzoni e filmati d'epoca, che aiutano a rivivere il clima di quegli anni.

Il primo numero della "Domenica del Corriere", voluta da Luigi Albertini, esce l'8 gennaio 1899. Costa 10 centesimi e ha solo 10 pagine. La copertina è firmata da Achille Beltrame (1871-1945), che, in precedenza, aveva lavorato per l'"Illustrazione italiana". Raffigura una bufera di neve in Montenegro, che l'artista ha tratto da alcuni schizzi dal vivo.
Non sarà sempre così. La maggior parte dei suoi lavori, infatti, nasce in studio ed è frutto della sua immaginazione, che, supportata da notizie e fotografie, gli permette di creare scene vivide e palpitanti e racconti più veri del vero. Quelli che faranno di lui l'illustratore più popolare d'Italia.
I soggetti sono gli stessi che caratterizzeranno il periodicio per molti anni: le vicende delle famiglie reali, la vita militare, le catastrofi naturali, il mondo dello sport, i fatti di cronaca.
Il suo stile, pittorico e fantasioso, ma ricco di dettagli e di pathos, farà scuola per molto tempo e rappresenterà un punto fermo, e talvolta un limite, per i successori, costretti a seguire la sua linea per non far perdere identità alla testata, che soltanto nelle pagine interne si permetterà di mostrare un'apertura verso il nuovo gusto modernista.

Il passaggio da Beltrame a Walter Molino (1915-1997) avviene nel 1944, ma non è immediato. Già da alcuni anni infatti diversi autori, tra cui Aldo Raimondi, si alternano nella realizzazione delle copertine e delle quarte di copertina.
Beltrame è ormai anziano e non si trova a suo agio con le innovazioni della grafica e soprattutto coi modi di fare, spesso grotteschi e volgari, di un regime, come quello fascista, così lontano dai suoi ideali. E questo si nota nelle sue illustrazioni che non hanno la stessa forza e immediatezza di un tempo.
Molino, che è molto più giovane, ha uno stile diverso, influenzato dal cinema. È più allusivo e realista. Gli piacciono le scene a effetto, gli eventi irripetibili, le situazioni ironiche e drammatiche.
A scovare le notizie ci pensa Dino Buzzati, che allora è caporedattore e trova sempre qualcosa di inconsueto e curioso.
A lui, che nel 1950 diventerà vicedirettore, si deve anche l'ingresso nel settimanale di molti artisti giovani e sperimentatori, che porteranno all'interno della rivista un'aria nuova e più consona ai tempi.
Ecco allora Giorgio Tabet coi suoi tagli audaci e le insuperabili figure femminili, Ugo Guarino con la sua ironia tagliente, Giorgio De Gaspari e il suo stile secco, informale, Mario Uggeri e i suoi esasperati primi piani di tipo "catodico".

Siamo ormai negli anni '60 e l'influenza della televisione, dell'illustrazione internazionale, del fumetto, della Pop Art si fa sentire anche all'interno della "Domenica del Corriere" e i suoi illustratori adeguano le immagini alle nuove tendenze raccontando fatti e vicende con maggior libertà formale.
Anche i soggetti cambiano. I lettori infatti mostrano grande interesse per il mondo del cinema e dello spettacolo, per la musica e l'attualità.

Uno spazio particolare è dedicato alla moda, che è presente fin dalle origini e continua a esserlo fino al 1979.
All'inizio la situazione è ancora un po' confusa. C'è soltanto una rubrica di consigli per le lettrici, affidata a una non ben identificata Nicoletta, e i figurini che accompagnano i testi sono tratti da giornali stranieri. Nel 1924 si assiste però al primo grande cambiamento. Sulla testata compaiono infatti i primi disegni di Brunetta, alla quale, nel 1934, quando la rubrica ha ormai preso piede ed esce con cadenza regolare, viene affiancata Teresa Visconti Pesarini, in arte "Tita".
Un'altra grande firma è quella di Maria Pezzi, che Buzzati invita a collaborare al giornale nel 1950.

Un altro genere che incontra il favore del pubblico è la caricatura e, più in generale, l'intrattenimento umoristico.
Nei primi tempi, le vignette pubblicate sono quelle inviate da lettori aspiranti disegnatori, ma l'interesse è così grande che bisognare trovare il modo di far fronte a questa richiesta.
A partire dagli anni '50, grazie a Cassio Morosetti, che fonda l'Agenzia dei Disegnatori riuniti, entrano a far parte dei collaboratori del settimanale i migliori illustratori umoristici dell'epoca, come Marino Adriani, Danilo Acquisti, Gino Barberis, Mario Bortolato, Ernesto Cattoni, Giorgio Cavallo, Giuseppe Coco ecc.
La satira di costume è affidata invece a Giovanni Mosca, una delle colonne del giornale, cui si deve probabilmente l'arrivo al "Corriere" di Jacovitti.
Nel 1961 fa la sua comparsa in redazione anche il giovanissimo Tullio Pericoli, che aveva già realizzato qualche caricatura per la "Domenica del Corriere", quando abitava ancora ad Ascoli Piceno.

Gli anni '70 sono anni drammatici, segnati dalla crisi politica e dal terrorismo. Titolare delle copertine è ancora Mario Uggeri, che ne realizzerà le tavole fino al 1982. Dopo quella data infatti le fotografie soppianteranno poco a poco le illustrazioni.

L'idea di proporre delle tavole a colori all'interno del settimanale sarà ripresa nel giugno del 1987, ma quelle che un tempo erano le copertine verranno inserite in terza pagina e saranno intitolate "Fatti di oggi come sulla Domenica di tanti anni fa". Un dato che fa capire come la direzione considerasse obsoleta quella pratica, ma avesse deciso di utilizzarla per far leva sulla memoria dei lettori più maturi e convincerli a comprare il giornale. Firmate da Carlo Jacono, non riusciranno ad allontanare la crisi e il periodico verrà chiuso infatti nell'ottobre del 1989 segnando la fine di un importante capitolo della storia giornalistica e dell'illustrazione italiana.

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