Mostre di arte moderna e contemporanea

Burri. Opere 1949-1994. La misura dell'equilibrio

8 settembre - 2 dicembre 2007

Fondazione Magnani-Rocca
Via Fondazione Magnani-Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (PR)
Tel. 0521-848327
Orari: 10-18, lunedì chiuso

La Fondazione Magnani-Rocca è ospitata in una bella villa neoclassica circondata da un parco dove hanno luogo iniziative culturali di diverso genere ed è esposta la prestigiosa collezione del musicologo e appassionato d'arte Luigi Magnani, che l'ha costituita nel 1977.
La raccolta, nata seguendo il gusto e gli interessi del suo creatore, spazia dal 1200 a oggi e, tra i capolavori italiani del '900, oltre a diverse opere di Giorgio Morandi, vanta anche due tele di Alberto Burri, dalle quali ha preso origine questa mostra.
La prima, un "Sacco" del 1954, fu acquistata da Magnani nel 1960, la seconda, una piccola "Combustione", arrivò l'anno successivo come regalo dell'artista che aveva voluto testimoniare così la sua stima per questo raffinato intellettuale.
Sempre da questa zona, arriva anche un'altra opera di rilievo, il Grande nero cellotex M2 del 1975 che è di proprietà del Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell'Università degli Studi di Parma.

La rassegna, curata da Bruno Corà e Chiara Sarteanesi, è davvero esaustiva e prende in considerazione diversi momenti della carriera artistica di Burri dai primi esperimenti sulla materia, effettuati mischiando colore, sabbia, minerali e catrame, ai "Cellotex" passando per i "Gobbi", i "Sacchi", i "Legni", le "Combustioni", i "Ferri", le "Plastiche" e i "Cretti" in caolino e vinavil, che sono tra i suoi lavori più noti.
Accanto alle opere di grande formato, si possono vedere anche quadri più piccoli, ma altrettanto belli, e si possono conoscere aspetti meno noti della produzione di Burri, come i libri d'artista in edizione limitata.
Guardando i lavori esposti non si può fare a meno di notare quella che è una delle doti più straordinarie di Burri, quella "misura dell'equilibrio", evidenziata anche dal sottotitolo dell'esposizione, che gli fa trovare ogni volta la giusta combinazione di forme e colori senza per questo perdere, salvo forse negli ultimi cicli, quella forza e quell'intensità che lo rendono uno dei maggiori protagonisti dell'Informale europeo di tipo materico.
Del resto, come Burri ricordava spesso, la molla che lo spingeva a creare opere d'arte non era soltanto quella di raccontare un dramma esistenziale, come facevano altri artisti del dopoguerra come Tàpies o Fautrier, ma soprattutto quella di trovare e mostrare la bellezza della materia. Ed è per questo ideale, che ritroviamo in tutte le sue opere, che si può affermare, come faceva lui stesso, che il suo primo quadro è come l'ultimo. Nella loro diversità sono uniti infatti da questo scopo, che nel corso del tempo spingerà l'artista a passare dall'informe alla forma, dal caos al dominio della coscienza.

La mostra è stata realizzata in collaborazione con la Fondazione Palazzo Albizzini - Collezione Burri di Città di Castello (PG), che l'artista umbro ha istituito nel 1978 per tutelare e promuovere il suo lavoro.
Aperta al pubblico dal 1981, propone, nelle sue due sedi, Palazzo Albizzini ed ex Seccatoi del Tabacco, un'inestimabile collezione di opere, che Burri ha donato, in diversi tempi, alla sua città natale.
Diretta inizialmente da Nemo Sarteanesi, è oggi affidata alle cure di Maurizio Calvesi.

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