Mostre di arte moderna e contemporanea

AMERICA! Storie di pittura dal Nuovo Mondo

24 novembre 2007 - 4 maggio 2008

Museo di Santa Giulia
Via Musei 81/B, Brescia
Info. 0438-21306
Orari: lun-gio 9-19, ven-sab 9-21, dom 9-20. 1 genn 11-20, 24-25-31 dic chiuso

Dopo aver messo a segno grandi successi presentando diverse mostre sugli Impressionisti, Marco Goldin volta pagina e, in barba a chi l'ha sempre accusato di cercare la soluzione più semplice e gradita al pubblico, risponde proponendo qualcosa di veramente nuovo per l'Italia: la pittura americana del XIX secolo. Un viaggio nell'arte, ma anche nella magnificenza e nella bellezza del Nuovo Mondo, nella storia e nei miti di una grande nazione. Ogni espressione culturale nasce infatti all'interno di un particolare contesto sociale, culturale, naturale e urbano da cui non si può prescindere se si vuole arrivare al cuore della questione.

La mostra, che è costata quattro anni di duro lavoro e diversi ripensamenti, offre al pubblico una panoramica quanto mai esaustiva di quella che è stata l'arte americana tra '800 e '900 ed è piena di sorprese. Accanto a dipinti e acquerelli di grandi artisti e foto d'epoca sono esposti infatti anche oggetti, vestiti, copricapi e gioielli di indiani e cowboy.
Uno spazio particolare è dedicato inoltre a William Frederick Cody, il leggendario "Buffalo Bill", che, dopo aver partecipato alla Guerra Civile Americana e aver cacciato bisonti per la Kansas Pacific Railroad, si trasformò in uomo di spettacolo portando in giro per il mondo il Wild West Show.

Questo affascinante racconto per immagini prende il via qualche anno dopo la Dichiarazione di Indipendenza, che segna la fine del dominio inglese e la nascita della nazione americana, e si conclude con una carrellata di splendidi ritratti di John Singer Sargent. Tra i primi dipinti e gli ultimi passano circa 100 anni, che la rassegna ideata da Goldin per il Museo di Santa Giulia suddivide in 8 sezioni, tese a far luce sulle caratteristiche della pittura americana e sulla sua evoluzione.

Nel 1776 il Nuovo Mondo conquista l'indipendenza, ma la libertà politica non produce risultati immediati in ambito culturale. Per qualche anno gli artisti americani restano infatti ancora legati a una pittura di stampo classico e a generi come la ritrattistica e la pittura di storia.
A poco a poco si fa strada però un sentimento nuovo, di tipo romantico, legato alla bellezza della natura, che in America non manca certo di fascino e magnificenza. È da qui, dall'interesse che Washington Allston, Thomas Birch e Thomas Doughty dimostrano per il paesaggio, che nasce la prima, vera, pittura americana.

Tra gli artisti che maggiormente si dedicano a questo soggetto cercando soluzioni nuove, "tipicamente americane", figurano Thomas Cole, Asher B. Durand ed Edwin Church, i principali esponenti dell'Hudson River School (1825-1875). I loro dipinti, notevoli per dimensioni e impatto visivo, celebrano le bellezze naturali con grande attenzione ai particolari e alla resa della luce. Un elemento, quest'ultimo, che si accentua negli artisti successivi, quelli della cosiddetta seconda generazione, che, come George Inness, Sanford R. Gifford e John F. Kensett, preferiscono sacrificare i dati realistici e sottolineare la liricità del paesaggio.

Tra i soggetti più amati dagli artisti ci sono, ovviamente, le Cascate del Niagara, un panorama mozzafiato, che, con la sua forza, colpisce l'immaginazione di Church, ma anche di Inness, Kensett, Fisher e Trumbull, di cui in genere si ricordano soprattutto i dipinti di storia e la famosa Dichiarazione di Indipendenza (1819).

A questo scenario unico, che ben si adatta a rendere il concetto di "sublime", se ne affiancano presto molti altri.
Affascinati dagli scritti dell'esploratore tedesco Alexander von Humboldt, che tra il 1799 e il 1904, partecipò a un'interessante spedizione scientifica in Sud America, molti pittori americani, tra cui Heade, Church e Bradford, decidono di recarsi in luoghi remoti come la Colombia, il Brasile, l'Equador, i Caraibi e le zone artiche alla ricerca di visioni esotiche, fiori e animali tropicali, paesaggi inediti.

La scoperta di posti nuovi e inconsueti non fa venir meno l'interesse per l'Italia, che per un artista resta sempre un'importante occasione di studio e una meta senza pari. Nessun altro paese, infatti, è così ricco di storia e reperti artistici, di scorci naturalistici e di luce. Tra i luoghi più frequentati e rappresentati nei paesaggi di Cole, Cropsey, Gifford e Inness ci sono l'Etna, Paestum, la Sicilia, Roma e il Lago di Garda.

La fine degli anni '50 si caratterizza per la scoperta del West e molti artisti, tra cui Albert Bierstadt e Thomas Moran, decidono di partire per i selvaggi territori dell'Ovest al seguito delle spedizioni governative.
I soggetti più ricorrenti nei dipinti di questi e altri autori, che, come loro, hanno intrapreso questo viaggio avventuroso, sono i paesaggi di frontiera, le Montagne Rocciose, la Yosemite Valley, la zona di Yellowstone, ma anche gli usi e i costumi dei nativi americani, che vengono indagati sotto diversi aspetti. Mentre George Catlin privilegia l'interesse documentario, Charles M. Russel e, soprattutto, Frederic Remington, che ha ispirato le più famose inquadrature dei film di John Ford, mostrano, infatti, maggior attenzione per l'epopea del West e le diatribe tra indiani e cowboy.

Intorno alla seconda metà dell'800 si assiste a una vera e propria frattura nel mondo artistico americano. Se alcuni pittori di paesaggio rimangono ancora legati una rappresentazione il più possibile fedele alla realtà, molti altri, infatti, cominciano a dimostrare un'attenzione particolare per l'arte europea, e, soprattutto, per l'Impressionismo, che Durand-Ruel, uno dei più noti mercanti d'Oltreoceano, ha esposto con successo a New York nel 1886.
La scoperta di Manet, Monet, Renoir, Degas, Cézanne, Seurat e delle loro ricerche cromoluministiche influenza profondamente l'arte americana e introduce nella pittura di molti autori locali, come Inness, Chase, Robinson, Weir e Hassam, maggior libertà e fluidità compositiva.

Grande attenzione suscita anche la ritrattistica, che riscuote grande successo all'interno della borghesia.
Accanto ad artisti di impianto realista come Winslow Homer ed Eastman Johnson, che inseriscono le loro figure in contesti urbani o rurali ben precisi, e a pittori di franca immediatezza, come Thomas Eakins, che introduce il mondo dello sport nella storia dell'arte, si fanno notare autori raffinati e sensibili come Sargent, Whistler e Mary Cassat, da tempo legati alla cultura europea per formazione e vicissitudini personali.
Coi loro ritratti straordinari si chiude la storia di un'epoca. Il mondo dell'arte ormai si identifica con Parigi e nesssun artista può più prescindere da ciò che si crea o si vede nella Ville Lumière.
Bisognerà aspettare la fine della Seconda Guerra Mondiale perché l'arte americana torni prepotentemente a far parlare di sé.

La rassegna, ricchissima di spunti e curiosità, alimentati dall'utilizzo di strumenti multimediali e interattivi, è accompagnata da un convegno e da numerose manifestazioni collaterali, che aiutano a scoprire altri aspetti di questo affascinante Paese e della sua storia. Incontri particolari sono dedicati infatti alla letteratura, al cinema, allo sport, al giornalismo e all'esplorazione del continente americano.

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