Mostre di arte moderna e contemporanea

De Pisis a Ferrara

12 marzo - 4 giugno 2006

Palazzo dei Diamanti
Corso Ercole I d'Este 21, Ferrara
Tel. 0532-244949
Orari: 10-18

A cinquant'anni dalla morte di Filippo de Pisis (1896-1956), pseudonimo di Filippo Tibertelli, la sua città lo ricorda con una grande mostra, che ripercorre il suo cammino artistico dalle prime prove, ancora acerbe, ai capolavori della maturità.

La rassegna inizia con Passeri, uno dei primi esperimenti pittorici di De Pisis. L'artista realizza quest'opera nel 1908 quando per lui la pittura è poco più che un hobby. I suoi interessi, infatti, sono soprattutto scientifici e letterari e ha una grande passione per la poesia.
Il salto di qualità avviene soltanto dopo, complice l'avvicinamento alla Pittura metafisica di Giorgio de Chirico, che conosce proprio a Ferrara nel 1916, e il viaggio a Parigi del 1925.
La prima mostra la tiene a Roma, nel 1920, alla Casa d'Arte Bragaglia, dove espone disegni e acquerelli. Esporrà qui anche 5 anni dopo, prima di partire per Parigi. Risalgono a questi anni Natura morta col martin pescatore (1925), Le cipolle di Socrate (1927) e La Coupole (1928).
L'avventura metafisica di De Pisis non dura molto. La sua indole lo porta, infatti, a trasmettere sulla tela le emozioni che prova di fronte ai soggetti che ha scelto. I suoi sentimenti sono così forti e profondi che talora arriva a identificarsi con loro, con la loro caducità o bellezza (Natura morta con agli, 1930; Natura morta marina, 1932; Gladiolo fulminato, 1930; Grandi fiori di casa Massimo, 1931).

Un altro tema che affascina De Pisis è quello dell'"efebo", che lo porta a realizzare Il nudino rosa (1931) e diversi disegni.
In questi anni, De Pisis alterna i dipinti nello studio, più meditati (La lepre, 1932; Natura morta con pane, formaggio e bottiglia, 1936), alle pitture "en plein air", caratterizzate da maggior immediatezza e furore creativo (Viale a Parigi, 1938; Strada di Parigi, 1938). Si dedica anche ai ritratti, dando vita a opere raffinate e violente, che riescono a cogliere con grande vividezza il carattere degli effigiati (Ritratto di Allegro, 1940).

Negli anni '40, tornato in Italia, De Pisis si lascia suggestionare da reminescenze artistiche e letterarie. Il rientro in Patria è però amareggiato dalla condanna come "perturbatore della morale", che il Prefetto di Milano promulga nel 1942 in forma di spregio verso la sua natura omosessuale. Appartengono a questo periodo, che lo vede viaggiare senza sosta tra Venezia, Roma e Parigi, opere straordinarie, come la Falena del 1945.

La mostra si conclude coi lavori che l'artista realizza durante il soggiorno a Brugherio, nella clinica di Villa Fiorita, dal 1950 alla morte. La sua pittura si schiarisce, si asciuga, diventa sempre più essenziale e frammentata. Nascono qui i suoi ultimi capolavori: Rose bianche, Rosa nella bottiglia, Natura morta sul tavolo (1951), Natura morta con pipa e calamaio (1951), Le pere (1953).

Le opere esposte, ad eccezione de I grandi fiori di casa Massimo della Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara, in deposito presso il Museo d'Arte Moderna e Contemporanea "Filippo de Pisis", fanno parte delle collezioni civiche, che le hanno acquisite tramite le donazioni di tre benefattori: l'agricoltore ferrarese Giuseppe Pianori e i coniugi Manlio e Franca Malabotta. Il primo lascito risale al 1980, il secondo al 1996.

Questo patrimonio di grande interesse artistico, che conta 49 olii e 250 opere su carta, si è arricchito ulteriormente nel 2002, con la donazione da parte di Luisa Laureati Briganti della fototeca usata dal marito Giuliano per la realizzazione del catalogo generale dell'opera pittorica di Filippo de Pisis.

La mostra è curata da Maria Luisa Pacelli ed è accompagnata dalla pubblicazione del catalogo generale dei "De Pisis" della Galleria Civica d'Arte Moderna di Ferrara.

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