Mostre di arte moderna e contemporanea

Turner e gli Impressionisti.
La grande storia del paesaggio moderno in Europa

28 ottobre 2006 - 9 aprile 2007

Museo di Santa Giulia
Via Musei 81/B, Brescia
Info. 0438-21306
Orari: lun-gio 9-19, ven-sab 9-21, dom 9-20. 1 genn 11-20, 24-25-31 dic chiuso

Da anni Marco Goldin si interessa agli Impressionisti. Ora ha deciso di realizzare una grande mostra sul paesaggio, che tanta parte ha avuto nella loro produzione artistica. Per farlo, ha preso le mosse un po' più indietro e si è interrogato sul senso della natura nell'arte a partire da Constable e Turner, che sono stati i precursori di un nuovo modo di interpretare il paesaggio.

La rassegna, che presenta 270 opere e molti capolavori, è divisa in 5 sezioni, ognuna delle quali affronta un aspetto particolare della "storia del paesaggio moderno in Europa".

La prima sezione, dedicata a "Constable e Turner", rappresenta una specie di mostra nella mostra e illustra, con quadri straordinari, l'importanza che le loro ricerche hanno assunto per la formazione degli artisti di Barbizon e per gli Impressionisti. In particolare per Monet, che ha guardato ai dipinti di Turner per i suoi ultimi lavori, caratterizzati da una suggestiva dissoluzione delle forme e del paesaggio.

"Dall'Accademia al primo plein air" racconta l'evoluzione del concetto di paesaggio da semplice scenario di storie, bibliche o mitologiche, a soggetto a se stante, degno di nota. Gli artisti non si accontentano più di riproporre ciò che hanno visto sui libri o nelle opere di altri pittori, decidono di affidarsi ai propri occhi, di osservare la natura dal vero, di lavorare "en plein air".
I primi a uscire dagli atelier e a posare uno sguardo limpido e ammirato sulla natura, sono Granet, Constantin, Valenciennes e, soprattutto, Corot.

Gli artisti scoprono le foreste e le amene località che si trovano attorno a Parigi e il paesaggio smette di essere quello classico, pittoresco e idealizzato.
I luoghi più amati sono Compiègne, Montmorency, Louveciennes, Fountainebleu, Barbizon, Marlotte e Chailly. A frequentarli sono Corot, Français, Huet e, più tardi, T. Rousseau, Millet, Daubigny, Diaz de la Peña, Courbet e tanti altri. Artisti che vengono etichettati sotto la definizione di "Scuola di Barbizon" o di Fountainebleu, ma che, in realtà, sono soltanto accomunati dallo stesso tipo di sensibilità nei confronti della natura, un sentimento che si ritrova anche nelle opere dei maestri olandesi del XVII secolo e nei paesaggisti inglesi. Courbet lo chiama "realismo".

La loro lezione e i loro vagabondaggi all'aria aperta saranno portati avanti da alcuni giovani pittori agli esordi: Monet, Bazille, Sisley e Pissarro, i futuri Impressionisti.
Anche se non vengono ancora chiamati così, e non lo saranno fino al 1874, dopo l'esposizione nello studio fotografico Nadar, essi hanno infatti avviato da tempo le loro ricerche sulla luce e sul colore ed è dagli anni '60 che lavorano "en plein air" fianco a fianco, o da soli, ritraendo gli stessi, o altri temi, con sensibilità personale e influenza reciproca. Il loro scopo è rappresentare la natura e i fenomeni naturali come si presentano realmente all'occhio umano, riprodurre sulla tela l'impressione visiva.

Si innesta qui la sezione "Paesaggi", che coi suoi 150 dipinti, rappresenta il punto focale dell'esposizione.
A realizzarli sono stati Sisley, Pissarro, Guillaumin e Caillebotte, ma soprattutto Monet, Van Gogh, Gauguin e Cézanne, gli artisti più innovativi, di cui sono esposti molti capolavori.
Sfilano davanti agli occhi, suddivise per nuclei tematici, vedute di Parigi e della campagna francese, tele dedicate all'acqua dei mari della Normandia, della Costa Azzurra e del Mediterraneo, o di fiumi come la Senna e l'Oise, immagini di città lontane, come Londra e Venezia, o vicine come Rouen, visioni della Provenza, della Bretagna, dell'Olanda, dell'Inghilterra e del mitico Sud, vagheggiato da Van Gogh.
Le opere, presentate fianco a fianco, consentono di valutare l'originalità di un artista rispetto a un altro e di verificare le reciproche influenze.

La rassegna si chiude con un omaggio al "Giardino". Molti sono, infatti, i dipinti che gli Impressionisti dedicano a questa parte della loro casa, fondale privilegiato delle scene di vita familiare. Si trovano qui alcuni capolavori di Manet, Van Gogh, Bazille, Caillebotte, Pissarro e, soprattutto, Monet, che per il giardino di Giverny e lo stagno delle ninfee, appositamente costruito, aveva una vera passione.
Alle rose, ai glicini e alle ninfee che Monet dipinge negli ultimi anni, stemperando le forme in luce e colore, è dedicata l'ultima sezione della mostra, che chiude idealmente il percorso riallacciandosi a Turner e alla sua pittura visionaria, ai limiti dell'astrazione.

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