Mostre di arte moderna e contemporanea

Jannis Kounellis

22 aprile - 18 settembre 2006

MADRE - Museo d'Arte Donnaregina
Palazzo Donna Regina
Via Luigi Settembrini 79, Napoli
Tel. 081-5624561
Orari: lun-gio e dom 10-21, ven-sab 10-24, martedì chiuso

Dovendo decidere a chi dedicare la sua prima personale, il MADRE, Museo d'Arte Donnaregina di Napoli, ha optato per Jannis Kounellis, che è stato, nonostante le origini greche, uno dei maggiori protagonisti dell'arte italiana del secondo dopoguerra e uno dei principali esponenti dell'Arte Povera.
La scelta, senz'altro azzeccata, ha anche un altro significato che si ricollega alla storia della città. Kounellis, infatti, tra il 1969 e il 1974 ha ripetutamente esposto alla Modern Art Agency di Lucio Amelio, che è stato uno dei personaggi chiave del contesto artistico partenopeo. È stato lui, infatti, ad aprire le porte all'arte contemporanea internazionale. Ad Amelio sono seguiti poi altri galleristi napoletani, come Artiaco, Scognamiglio e Teano ecc.

Jannis Kounellis nasce al Pireo nel 1936, ma a vent'anni è già in Italia e frequenta l'Accademia di Belle Arti di Roma.
Il suo esordio artistico risale al 1960 quando espone alla Galleria La Tartaruga di Plinio de Martiis. I lavori che presenta sono dipinti monocromi su cui campeggiano parole, lettere, numeri, segni direzionali. Sono i segnali visivi del panorama urbano.
Abbandonati i riferimenti pop, a partire dal 1965 Kounellis adotta nuove soluzioni e nuovi materiali. L'idea di base è quella di riflettere sul rapporto tra arte e realtà.
Per portare avanti questo progetto, comincia a realizzare installazioni in cui compaiono il fuoco, il fumo, l'oro, simboli di trasformazione, e anche terra, piante, persone e animali veri. Spesso mette in relazione materiali organici e lastre o contenitori di metallo. Lo fa per evidenziare il contrasto tra la libertà della vita naturale e la rigida struttura della società.
Una delle sue opere più famose e spettacolari, riproposta anche al MADRE, è quella del 1969, quando presenta a Roma, alla Galleria l'Attico di Fabio Sargentini, 12 cavalli vivi.

Risalgono a questo periodo, e precisamente al 1967 e al 1968, le sue partecipazioni alle mostre "Arte Povera- Im Spazio" alla Galleria La Bertesca di Genova e "Arte Povera + Azioni Povere" agli Antichi Arsenali di Amalfi, che segnano il suo ingresso nel movimento teorizzato da Germano Celant. Un gruppo artistico nuovo, nato in un contesto in piena trasformazione idustriale e connotato quindi da un forte interesse politico e sociale.
I materiali utilizzati dagli artisti che Celant riunisce sotto l'etichetta di "Arte Povera", non sono quelli tradizionali dell'arte, ma quelli di derivazione industriale o naturale, materiali poveri ed essenziali. Anche i luoghi di esposizione sono diversi da quelli consueti e, accanto a gallerie e musei, fanno la loro comparsa le fabbriche, gli edifici abbandonati, le strade.
Ciò che conta è il processo, l'azione, il rapporto con l'ambiente circostante. Il soggetto prende il sopravvento sull'oggetto.
Kounellis usa il carbone, la juta, le granaglie, il legno, la cera, il piombo, i fiori, le pietre, il metallo. Realizza installazioni, ambienti, performance. Tutte opere "Senza Titolo", dato che decide di non dare più un nome ai suoi lavori.

Sul finire degli anni '60 Kounellis introduce nei suoi lavori un nuovo tema, quello della chiusura. Usando legni e pietre rende inservibili porte e finestre. Non lo fa per generare un senso di claustrofobia, quanto per rendere il tutto più vicino all'uomo, alla sua dimensione.
Nel 1971 il Kunstverein di Monaco ospita la mostra "Arte Povera", che segna la fine del movimento e lo sviluppo di percorsi individuali più marcati. Anche Kounellis trova nuovi soggetti. È il periodo dei "frammenti", dei "rimandi alla cultura classica", dei "viaggi", dei "ricordi". Nei suoi lavori compaiono calchi in gesso, maschere della tragedia greca, barche, mensole. E anche la musica, che sempre più frequentemente accompagna le sue performance.

Dagli anni '80 a oggi, Kounellis ha continuato a svolgere gli stessi temi con piccole varianti, ma sempre con grande coerenza. Si sono invece moltiplicati gli interventi in spazi generalmente non deputati all'arte, in giro per il mondo e anche a Napoli.
Uno di questi è la famosa Piazza del Plebiscito, che periodicamente vede all'opera importanti artisti internazionali e che, nel 1996, ha ospitato proprio lui. Un altro la Metropolitana di Piazza Dante, dove ha realizzato un'installazione fatta di travi di metallo e scarpe, forse un richiamo all'idea del viaggio.
Tra le attività in "spazi altri", anche se contigui, non va dimenticato il teatro, per il quale Kounellis ha realizzato numerosi progetti e scenografie.

L'esposizione allestita al MADRE, davvero esaustiva, ricostruisce 50 anni di carriera di questo grande artista greco attraverso opere e installazioni provenienti da musei, fondazioni e collezioni private di tutto il mondo.
Curata dal direttore del museo, Eduardo Cicelyn, e dal capocuratore, Mario Codognato, è stata realizzata in stretta collaborazione con Kounellis ed è accompagnata da un voluminoso catalogo bilingue, italiano e inglese.

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