Mostre di arte moderna e contemporanea

Maestri a Milano. Gianni Colombo / Grazia Varisco

7 febbraio - 26 marzo 2006

Rotonda della Besana
Via Besana, Milano
Tel. 02-875672
Orari: 9:30-13, 14-17:30, lunedì chiuso

Nell'ambito della rassegna "Maestri a Milano", la Rotonda della Besana ricorda il lavoro di Gianni Colombo e Grazia Varisco, due esponenti di punta del Gruppo T, attivo in città dal 1959 alla fine degli anni '70 e celebrato in questi mesi anche a Roma, alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna.

Le opere dei due artisti, anche se presentate contestualmente, sono esposte in modo distinto. Questa formula, basata su una doppia personale, consente ai visitatori di leggere il percorso individuale di questi autori e, al tempo stesso, rilevare analogie e differenze.
Del resto, come gli altri artisti che li hanno affiancati in questa avventura nel campo dell'arte cinetica e programmata, anche Gianni Colombo e Grazia Varisco, conclusa l'esperienza collettiva, hanno continuato ognuno per la propria strada.

Gianni Colombo, scomparso nel 1993, ha improntato la sua ricerca sulla realizzazione di ambienti, dispositivi e congegni che, stravolgendo la realtà e le convenzioni, alterano le normali percezioni sensoriali.
Per la riuscita dei suoi lavori, che considera dei veri e propri "test", ha bisogno della partecipazione del pubblico, che deve attraversare e sperimentare gli spazi distorti e alterati che ha inventato: scale prive di regole, soglie distorte, ambienti sconnessi e paradossali ecc. Solo così, infatti, riesce a rendere gli spettatori più ricettivi, più inclini a riflettere sul concetto di equilibrio e sul rapporto con lo spazio che li circonda.
Gli ambienti ideati da Colombo sono davvero tanti e le "maquettes" presenti in mostra, realizzate tra gli anni '60 e '80, ci offrono numerosi esempi della creatività di questo artista, Leone d'Oro alla Biennale di Venezia del 1968.
A questi progetti si accompagnano una ricostruzione della grande Topoestesia praticabile degli anni '70, che ricorda la casa di Buster Keaton in One Week, e la Bariestesia del 1975, da provare e sperimentare sul campo.

Grazia Varisco, attiva ancor oggi, lavora in modo più delicato e sottile. Non inventa lo spazio, lo "ascolta". E le sperimentazioni che induce sono più mentali che fisiche. Non prendono di mira l'intero corpo o più sensi. Coinvolgono principalmente la vista.
Nelle opere degli anni '50 e '60, ancora legate al Gruppo T, è fondamentale l'intervento del pubblico, invitato ad accendere o manipolare personalmente "Schermi luminosi" e "Tavole magnetiche". Nei primi, che si muovono tra arte e scienza, necessità e casualità, ha grande importanza l'esperienza percettiva; nelle seconde prevale l'aspetto ludico.
L'invito al gioco, alla leggerezza, tipico delle "tavole" è presente anche nelle opere successive. In questo senso, infatti, si possono leggere molti lavori degli anni '70, come le Extrapagine e gli Spazi potenziali, che partono dalla "piega" per inventare nuove geometrie.
L'azione è semplice, quotidiana, quasi banale, ma ciò che ne risulta è qualcosa di nuovo, di diverso. Del resto, l'arte non ha bisogno di molti elementi o di azioni spettacolari. Come nei Reticoli, bastano piccoli gesti, "piccoli spostamenti di segno, per (realizzare) grandi spostamenti di senso".
L'arte, per essere tale, non deve neppure riempire lo spazio. Può accontentarsi del vuoto, di un vuoto carico di tensione e pieno di significato, oppure della pregnanza di un'ombra, che allude a nuove possibilità e nuove forme (Meridiane, Implicazioni).
L'arte non ha bisogno neppure di tante parole o di clamore. Fare arte è un po' come "dire il silenzio, ascoltare il silenzio". Il che non vuol dire immobilità, ma apertura a possibili mutazioni ed esperienze percettive.
Al vuoto e al silenzio, impalpabili ma reali, si ispirano le ultime opere di quest'artista, che si muove nel mondo dell'arte con grande eleganza e raffinatezza.
I suoi lavori hanno la stessa consistenza delle sue parole, delle sue poesie. Con pochi cenni, con pochi segni, sanno evocare ciò che non si può descrivere.

Le mostra di Gianni Colombo è curata da Marco Scotini, quella di Grazia Varisco da Jacqueline Ceresoli.

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