Mostre di arte moderna e contemporanea

Kandinsky: The Path to Abstraction 1908-1922

22 giugno - 1 ottobre 2006

Tate Modern
Bankside, London SE1 9TG
Orari: dom-gio 10-18, ven-sab 10-22. Ultimo ingresso 17:15 (ven-sab 21:15)

La Tate Modern di Londra ha deciso di dedicare una grande mostra ai primi anni di attività dell'artista russo Wassily Kandinsky, considerato il padre dell'astrattismo lirico.
La rassegna, che è sicuramente la più completa mai realizzata in Gran Bretagna, è stata realizzata in collaborazione con il Kunstmuseum Basel, dove questa mostra approderà il 21 ottobre prossimo.

L'esposizione mette in luce, attraverso 60 quadri fondamentali, schizzi e lavori su carta, le motivazioni e i passaggi che hanno portato Kandinsky ad abbandonare un'arte di tipo figurativo per accostarsi all'astrazione. La sua, infatti, non è stata una decisione repentina, ma un lento e meditato avvicinamento.

Uno dei punti chiave è rappresentato dal periodo che l'artista ha passato a Murnau, una piccola cittadina nei pressi di Monaco. Risalgono a questo momento, infatti, le prime tele che raffigurano, con colori accesi e stile espressionista, paesaggi bavaresi e leggende russe. Siamo ancora in ambito figurativo, ma l'allontanamento dalla realtà oggettiva è già presente nell'alterazione delle forme e nell'innaturalità dei colori.
La svolta decisiva avviene tra il 1910 e il 1913. È in questo periodo, infatti, che Kandinsky realizza il suo Primo acquerello astratto e si dedica alle Composizioni e alle Improvvisazioni. Opere che il nome vorrebbe stese di getto, ma che, in realtà sono precedute da una gran numero di schizzi e disegni preparatori. In esse, cavalli, cavalieri e castelli vengono progressivamente ridotti a linee e forme astratte affiancate da macchie di colore acceso, volte a suscitare sensazioni.
A spingere Kandinsky su questa strada sono stati un'opera di Monet della serie dei "Covoni", vista a Mosca nel 1896, e, soprattutto, il forte interesse per la musica e il colore. Sia l'una che l'altro, infatti, secondo il parere dell'artista, sono in grado di richiamare emozioni e sentimenti interiori, di avvicinare allo spirituale.

Nel 1911 Kandinsky è a Monaco e fonda con Franz Marc il gruppo Der Blaue Reiter (Il Cavaliere Azzurro), che si interessa allo sconfinamento tra le arti e al primitivismo. La musica, complice Schönberg, ha un posto di assoluto rilievo.
Il blu, il colore del cielo, diventa per Kandinsky una sorta di emblema. Gli ricorda l'infinito e gli provoca una profonda nostalgia per il soprannaturale.
Analizzando gli altri colori, scopre che anche questi sono in grado di influenzare la sua anima, di suscitargli emozioni e reazioni.
L'anno successivo pubblica Lo spirituale nell'arte, uno dei suoi libri più noti, nel quale delinea le sue teorie artistiche. Parla di forma, colore e musica, del suo scopo artistico, che non è imitare la realtà o manifestare sensazioni soggettive, ma cogliere lo spirituale nel materiale ed esprimere il rapporto tra cosmo e microcosmo. Parla di arte astratta, ma anche "non-oggettiva" o "concreta" perché l'artista, che è in risonanza col mondo, riesce a trasmettere con le sue opere l'essenza del reale, a dar vita a un nuovo mondo, quello spirituale.
Emblematiche di questo sentimento sono alcune Composizioni del 1913, che sembrano preannunciare i disastri della guerra. Anche se a volte sembra di riconoscere in esse delle forme, ciò che più conta è il dinamismo delle forze in campo, l'idea di un cataclisma imminente, l'impressione di essere risucchiati nel quadro.

Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, Kandinsky torna in Russia e inizia a insegnare nei Laboratori artistici di Stato. La sua arte, come quella di altri grandi artisti - Malevich, Lissitzky e Naum Gabo - rischia di essere influenzata dalla politica e sembra ripiegare verso il figurativo. È per questo e perché la sua pittura viene accusata di essere troppo individualista che, nel 1921, decide di tornare in Germania. Porta comunque con sé il ricordo delle opere costruttiviste, che lasciano un segno in alcuni lavori successivi.

L'impegno come professore presso il Bauhaus (1922-33), prima a Weimar e poi a Dessau, lo porta a teorizzare ulteriormente le sue indagini su forma, colore e astrazione. La sua pittura, influenzata dal clima che si respira nell'istituto fondato da Gropius nel 1919, assume un'impronta decisamente geometrizzante, dominata dallo sfruttamento delle proprietà dinamiche della linea, del punto, della superficie e del colore. Non mancano tuttavia forme ed elementi fluttuanti, che evocano l'idea di spazio e che richiamano alcune figure presenti nelle opere di Klee, anche lui insegnante al Bauhaus.
Le ricerche portate avanti in questi anni formano la base di un altro libro fondamentale, Punto, linea e superficie, edito nel 1926. Un periodo che esula dal campo di questa mostra e che lo vede impegnato nell'uso di forme più stabili e di una più vasta gamma di colori, senza per altro rinunciare all'idea di riuscire a esprimere, anche così, la realtà spirituale. Uno scopo che lo accompagnerà fino alla fine, giunta nel 1944.

I capolavori attorno a cui ruota l'esposizione sono le vedute di Murnau e dintorni, le Composizioni provenienti dai principali musei russi, Tretjakov ed Ermitage, e le Improvvisazioni, che Kandinsky concepisce come espressioni inconsapevoli dello "spirito interiore".
Un altro punto di forza della mostra è rappresentato dalla serie pressoché sconosciuta dei quadri dipinti in Russia tra il 1915 e il 1921, anno in cui l'artista accetta l'incarico al Bauhaus.
Accanto a queste opere, davvero splendide, sono esposti numerosi disegni e schizzi su carta, che rendono conto del modo in cui Kandinsky elaborava i suoi lavori.

La rassegna è curata da Sean Rainbird in collaborazione con Ann Coxon e rappresenta un'occasione davvero unica, quella di vedere riunite le opere che arrivano dalla Galleria di Stato Tretjakov di Mosca, dal Museo Russo di San Pietroburgo e da altri musei provinciali russi (Astrachan, Ekaterinburg, Nizhni Nowgorod e Tula) con quelle di alcuni tra i maggiori musei internazionali, come il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, il Centre Pompidou di Parigi, la Städtischen Galerie im Lenbachhaus di Monaco e collezioni private.

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