Mostre di arte moderna e contemporanea

T - Torino Triennale Tremusei
T1 - La sindrome di Pantagruel

11 novembre 2005 - 19 marzo 2006

Fondazione Merz, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, GAM - Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea, Palafuksas, a Torino

Casa del Conte Verde, Castello di Rivoli, Chiesa di Santa Croce, a Rivoli (To)

Il capoluogo piemontese, che vanta alcune tra le più prestigiose istituzioni italiane dedicate all'arte contemporanea, sta facendo di tutto per imporsi come capofila in questo settore. Basti pensare alle numerose opere d'arte che arricchiscono gli spazi pubblici, a rassegne ormai consolidate e di grande richiamo come "ManifesTo" e "Luci d'Artista", oppure ad Artissima, la più vivace e innovativa fiera italiana, dedicata esclusivamente all'arte contemporanea.
Per rendere la sua offerta ancora più attraente, da quest'anno Torino avrà anche una sua "triennale", che soppianterà la Biennale Internazionale d'Arte Giovane (Big Torino).

T1 coinvolgerà diversi centri espositivi cittadini (Fondazione Merz, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, GAM - Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea, Palafuksas) ed estenderà il suo raggio d'azione anche a Rivoli, dove si trova uno dei principali musei d'arte contemporanea italiani e dove sono state allestite due nuove sedi espositive, la Casa del Conte Verde e la Chiesa di Santa Croce.

A dirigere T1, nata in seno alla GAM, alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e al Castello di Rivoli, saranno Francesco Bonami, che ha curato la Biennale di Venezia nel 2003 e collabora con diverse istituzioni italiane e straniere (Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Pitti Immagine Discovery, Villa Manin di Passariano, Museum of Contemporary Art di Chicago) e Carolyn Khristov-Bakargiev, che cura le mostre del Castello di Rivoli.
Ad aiutarli in questo compito immane sono stati chiamati 10 "corrispondenti", ossia 10 giovani curatori radicati in diverse parti del mondo, che hanno sondato il contesto artistico locale per trovare 75 giovani di talento da affiancare a due autori già noti a livello internazionale. L'idea su cui posa il progetto di questa e delle future edizioni della Triennale è, infatti, quella di instaurare un dialogo tra il nuovo e ciò che è ormai assodato.
Gli artisti di riferimento per il 2005 sono la colombiana Doris Salcedo e il giapponese Takashi Murakami. A loro saranno dedicate due personali, la prima al Castello di Rivoli, la seconda alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.

Doris Salcedo, nata nel 1958 a Bogotà, crea sculture e installazioni con materiali di recupero, che fanno parte della memoria personale o di quella collettiva. Il suo lavoro, di forte impatto emotivo e di grande valore sociale e politico, racconta le tristi vicende della sua terra, violentata dalle squadre della morte, dai trafficanti di droga e dai terroristi.
Negli ultimi anni, il suo grido di dolore è diventato più universale e oggi le sue opere ricordano e denunciano le sofferenze di quanti patiscono violenza e ingiustizia in tutti i paesi del mondo.

Takashi Murakami, nato a Tokyo nel 1963, realizza un'arte che a prima vista può sembrare molto superficiale, influenzata com'è dalla cultura pop e dalla tradizione dei manga giapponesi. In realtà, anche i suoi lavori affrontano tematiche di tipo sociale e uno degli argomenti che più interessano l'artista è capire quanto la cultura occidentale, e in particolare quella americana, abbiano influenzato quella giapponese del dopoguerra.
Sulla scia di Andy Warhol, Murakami ha dato vita all'Hiropon Factory, un punto di riferimento importante per la nuova generazione di artisti giapponesi, che ha contribuito a far conoscere con una mostra itinerante, presentata in diverse città internazionali.

T1 ha un titolo, che è anche una dichiarazione programmatica: "Sindrome di Pantagruel". I due curatori, infatti, paragonano la scena artistica contemporanea, in bilico tra voracità ed esplosione, all'insaziabile e grottesco personaggio di Rabelais, che vuol provare e assaggiare tutto. Una similitudine che invita a riflettere sulla realtà di oggi e sulla proliferazione di mostre troppo "abbondanti" per essere comprese e assimilate dal pubblico.
Quello che capita in campo artistico, del resto, non è altro che lo specchio della nostra società. Il mondo di oggi, infatti, ci offre la possibilità di vedere e conoscere tante cose e il desiderio di non perdere nulla, di essere aggiornati su tutto, sta distruggendo la nostra capacità di riflettere sulle cose, di assimilarle. Di conseguenza, quella che è una grande opportunità rischia di trasformarsi in un impoverimento e la nostra voglia di conoscenza in assuefazione e disinteresse.
La Triennale fa proprie queste tematiche e tenta, attraverso le opere di artisti delle nuove generazioni, di capire il percorso di una civiltà che è passata da "un incontenibile appetito per il sapere... a una realtà, ...dove tutto viene consumato, digerito, vomitato".
I lavori in mostra rispecchiano questo tentativo di inglobare tutto. T1 presenta, infatti, opere per tutti i gusti: dipinti, sculture, fotografie, video, installazioni, performance, workshop, opere sonore, progetti web e lavori collettivi.
La domanda che Bonami pone a noi e a se stesso è questa: "l'arte deve continuare a divorare o tentare la strada di un digiuno purificante?".

T1 è accompagnata, nei diversi spazi espositivi, da numerose proposte didattiche/formative, per le scuole e per il pubblico in genere.
I laboratori aiutano a riflettere su ciò che consciamente o inconsciamente "ingurgitiamo" facendoci distinguere tra ciò che ci fa crescere e ciò che ci fa star male perché porta solo indigestione e assuefazione.

Per informazioni, si può telefonare al n. 011-19831600, o consultare il sito della Triennale.

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