Mostre di arte moderna e contemporanea

Munch 1863-1944

19 febbraio - 22 maggio 2005

Complesso del Vittoriano
Via San Pietro in Carcere - Fori Imperiali, Roma
Tel. 06-6780664
Orari: lun-gio 9:30-19:30, ven-sab 9:30-23:30, dom 9:30-20:30

Mentre la cronaca parla di altri furti ai danni di Munch, il Complesso del Vittoriano presenta al pubblico oltre 100 capolavori di questo straordinario artista norvegese, che ha saputo esprimere nei suoi quadri l'angoscia dell'uomo, il male di vivere, l'incomunicabilità del dolore.

La mostra, curata da Řivind Storm Bjerke e Achille Bonito Oliva, ripercorre il cammino creativo e umano di Edvard Munch dagli esordi naturalistici ai viaggi europei, dall'esperienza simbolista alle opere più significative, quelle che anticipano temi e modi della pittura espressionista.
Le opere, dipinti e grafiche, provengono dai principali musei internazionali e dai più prestigiosi spazi espositivi norvegesi, tra cui il Munchmuseet, che, dal 1963, conserva i lavori che l'artista ha lasciato alla città di Oslo.

Munch è un personaggio complesso, toccato da molte ferite, perseguitato dal dolore e dai ricordi. I suoi quadri sono una sorta di diario. Un tentativo di fuga. Ci raccontano i suoi tormenti, le sue visioni, la sua solitudine. Un'esperienza che travalica la sfera personale e diventa paradigma di un "male di vivere", che è tipico del genere umano e, soprattutto, della società contemporanea.

Il pessimismo munchiano, che molto deve alle idee di August Strindberg e alla filosofia di Friedrich Nietzsche, raggiunge uno dei risultati più alti in Disperazione (1892), che prelude al Grido dell'anno successivo, considerato il più riuscito emblema del disagio esistenziale. Un tema che diventa per l'artista una vera e propria ossessione. Come se, dipingendo, potesse liberarsi dagli incubi che gli attanagliano la mente.

Di inquietudine e di dolore parlano anche altre celebri opere dell'artista, esposte al Vittoriano. Come si può intuire dai titoli - Bambina malata, Pubertà, Madonna, Malinconia, Ragazze sul ponte, Il bacio, Morte nella camera della malata, Gelosia, Separazione - l'angoscia non ha età e non risparmia nessuno.

Nella vita, tutti hanno momenti difficili, ferite nascoste, problemi esistenziali. Qualcuno riesce a conviverci, qualcuno soccombe. Munch trasforma il suo tormento in pittura, colore. Un colore irreale, emotivo, che rispecchia i turbamenti e le ansie dei suoi personaggi. Figure indefinite, cupe, quasi fantasmi.
All'artista non importa affatto rappresentare il vero. Gli interessa ciò che sta dietro, ciò che è nascosto, invisibile ai più. Vuole rendere in pittura l'essere umano che "sente, soffre e ama". Il suo grido è quello dell'umanità intera.

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