Mostre di arte moderna e contemporanea

Robert Morris. Antologica

27 febbraio - 29 maggio 2005

Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci
Viale della Repubblica 277, Prato
Tel. 0574-531828
Orari: lun-ven 12-19, sab-dom-fest 10-19, martedì chiuso

Il Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato dedica una grande mostra a Robert Morris, uno degli esponenti principali della Minimal Art, ma non solo. Un artista già noto in Toscana dove ha lasciato numerose tracce della sua creazione. Basti pensare al Labirinto della Fattoria di Celle, in provincia di Pistoia, o all'altare maggiore e al pulpito del Duomo di Prato.

Nato nel 1931 a Kansas City, in Missouri, Morris frequenta le scuole artistiche locali prima di trasferirsi a San Francisco e continuare gli studi presso la California School of Fine Arts.
Nel 1953, congedato dal servizio militare, si iscrive al Reed College di Portland, dove segue i corsi di filosofia e psicologia. Tornato a San Francisco, decide di dedicarsi alla pittura e, nel 1957, tiene la prima personale alla Dilexi Gallery.
Negli anni seguenti Morris si trasferisce a New York e si laurea in Storia dell'arte all'Hunter College. La sua tesi parla di Constantin Brancusi.

L'interesse per la danza e il movimento del corpo nello spazio, che condivide con la moglie, la ballerina Simone Forti, lo porta a realizzare alcune coreografie (Arizona, 1963; Site, 1964; Waterman Switch, 1965) per il Judson Dance Theater di New York. Un'esperienza che gli tornerà utile anche in altri lavori.

Tra il 1960 e il 1961 Morris crea oggetti "inutili" di derivazione neodadaista. Nel 1964 riduce ogni sua opera ai minimi termini, all'"ABC". Usando il legno o materiali industriali, come la plastica, l'alluminio e la rete metallica, realizza strutture geometriche elementari, "fredde" e seriali. Anche i film che porta a termine in questo periodo trattano le forme, esseri umani compresi, come cose inanimate, oggetti muti e passivi.

A partire dal 1968 Morris cambia strada. Si converte alla spontaneitaà del processo artistico e inventa il nome "Antiform", che diventa una delle etichette di questa nuova tendenza. Il suo materiale preferito è il feltro, che appende al muro e al quale non detta alcuna forma. Tutto è lasciato al caso, alla forza di gravità. Nel 1968 espone una serie di questi lavori, i Felt Pieces, da Leo Castelli a New York.
Il passo successivo è la realizzazione di veri e propri ambienti, realizzati coi resti di diversi materiali: feltro, piombo, rame, asfalto, torba, specchi rotti ecc.
Gli anni '70 lo vedono impegnato nella creazione dei Blind Time Drawings e nella realizzazione di strutture geometriche-architettoniche di grande formato, che, spesso, come a Celle, si innestano in un contesto naturale e si caricano di simboli e rimandi.
Le sue ultime opere sono pitture e sculture vicine al gusto barocco.

Morris non è solo pittore e scultore, ma anche scrittore. Ci ha lasciato, infatti, un vasto corpus di saggi e altri scritti (Notes on Sculpture, 1968; Antiform, 1968; Aligned with Nazca, 1973), che hanno segnato importanti momenti del suo percorso artistico. Un cammino eclettico, difficile da inquadrare, che passa attraverso il Minimalismo, la Process Art (Anti Form) e la Land Art (Earthwork) senza mai dimenticare la lezione concettuale di Marcel Duchamp. Quella che, in realtà, giustifica ogni deviazione.
Gli oggetti, le tecniche, i materiali che Morris usa per realizzare le sue opere sono i più eterogenei, ma nel suo lavoro ci sono anche delle costanti, che vanno ricercate nell'analisi dei rapporti tra spazio e opera d'arte, tra spazio e osservatore, tra corpo e mente.
Altri punti di forza sono, oltre alle riflessioni su Duchamp, quelle sulla filosofia di Platone, Kierkegaard, Wittgenstein, Nietzsche, Freud, Marcuse, Foucault e Davidson.

Le opere di Morris si trovano in molti musei e spazi pubblici internazionali, per i quali ha spesso creato installazioni "site specific".
Tra le istituzioni dove ha esposto, vi sono il Whitney Museum of American Art e il Guggenheim Museum di New York, l'Art Institute of Chicago, il Centre Pompidou di Parigi, Documenta di Kassel e la Biennale di Venezia.
Una sua statua, Less Than, è stata recentemente inaugurata a Reggio Emilia, nel Chiostro Piccolo del Complesso di San Domenico.

La mostra allestita al Pecci permette di vedere alcuni capolavori di Morris del periodo minimalista, come Card File (1962), Box with the Sound of its Own Making (1961), Self-Portrait (EEG) (1963), i Mirrored Cubes (1965), le pellicole Mirror Film e Finch College Project Film, entrambe del 1969, la grande installazione Threadwaste with Mirrors (1968/1998) e Portland Mirrors (1977).
Il punto focale dell'esposizione è rappresentato però dai Blind Time Drawings, un lavoro concettuale cui Morris si è dedicato dal 1973 al 2000 dando vita a ben 6 serie. Si tratta di disegni realizzati a occhi bendati, ma seguendo delle indicazioni prestabilite.
Il fatto di non vedere il foglio mette fuori questione l'intenzionalità dell'artista e il concetto di talento individuale.
Operando in questo modo, Morris sottolinea lo scarto tra idea e realizzazione, tra proposito dell'artista e limite del corpo.
Gli scritti, che riportano le indicazioni dell'artista, fanno parte dell'opera e spesso si trovano ai margini dei disegni.
Della serie dei Blind Time Drawings fanno parte anche le opere ispirate al filosofo Donald Davidson (Drawing with Davidson, 1991) e i Moral Drawings del 2000.

La mostra è curata da Jean-Pierre Criqui, noto per gli studi sull'artista.

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