Mostre di arte moderna e contemporanea

Informale. Jean Dubuffet e l'arte europea 1945-1970

18 dicembre 2005 - 9 aprile 2006

Foro Boario
Via Bono da Nonantola, Modena
Tel. 059-239888
Orari: 10-19, lunedì chiuso

La Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia hanno ripreso a lavorare insieme e, dopo averci proposto la splendida mostra sull'Action Painting, l'Espressionismo astratto americano, hanno deciso di dedicare una rassegna alla scena artistica europea dello stesso periodo, quello che va dal 1945 al 1970. Sono gli anni dell'Informale, una delle principali correnti del dopoguerra. Quella che più di ogni altra è stata in grado di esprimere il dramma esistenziale dei sopravvissuti alla catastrofe mondiale e alla caduta degli ideali.

Nato in Francia verso la metà degli anni '40, il movimento Informale si diffonde ben presto in quasi tutti i Paesi europei e finisce per diventare la tendenza dominante degli anni '50. Non ha un'unica forma e prende diversi nomi secondo la sua natura (segnica, gestuale, materica) o il luogo in cui si sviluppa (Art Autre, Art Brut, Tachisme, Abstraction Lyrique, Nuclearismo, Spazialismo), esistono tuttavia al suo interno dei caratteri ricorrenti. Gli artisti adottano un atteggiamento esistenzialista, fortemente sperimentale. La pittura rompe con la tradizione, si fa più libera, spontanea, irrazionale, adotta nuove soluzioni linguistiche e nuovi materiali. Il quadro diventa un'arena, dove dare sfogo alle ansie, agli istinti, alla rabbia, dove lasciare un segno della propria personalità.

Il termine "Informel" nasce nel 1951. Lo inventa il critico francese Michel Tapié in occasione della mostra "Vehemencès Confrontées", che riunisce nella galleria parigina di Nina Dausset artisti come Capogrossi, Hartung, Riopelle, Wols, Mathieu, Pollock e De Kooning. Europei e americani. Un fatto che non deve stupire più di tanto dato che negli anni '50 gli scambi tra Vecchio e Nuovo Mondo si intensificano. Gli artisti viaggiano, fanno nuove esperienze, si confrontano.
Parigi e New York sono le capitali dell'arte, ma sono molto attive anche Roma, culla della Dolce Vita, e Venezia, sede della Biennale e città prediletta da Peggy Guggenheim, grande sostenitrice dell'Espressionismo astratto.

Non potendo riassumere in un'unica mostra la complessa, e talvolta contraddittoria, storia dell'Informale e delle sue "poetiche", gli organizzatori hanno pensato di selezionare le opere e gli artisti seguendo i gusti dei grandi collezionisti americani.
Inutile dire che, tra questi, un posto di primo piano spetta proprio a Solomon Guggenheim, che fu uno dei principali sostenitori di questi autori. Lo testimoniano le raccolte del Solomon R. Guggenheim Museum di New York, che conservano un corpus straordinario di opere informali e, in particolar modo, di Jean Dubuffet.
L'artista francese, rappresentato a New York dal gallerista Pierre Matisse, era sicuramente uno dei più apprezzati dai collezionisti, ma era molto amato anche dagli artisti americani. Tra i suoi ammiratori figurava lo stesso Pollock, che lo considerava uno dei maestri dell'arte astratta e desiderava ardentemente vedere le sue opere.

Accanto a Dubuffet, che è la figura cardine di questa mostra, ruotano molti altri artisti che hanno dato un contributo importante all'innovazione pittorica del dopoguerra, ma si possono notare anche presenze originali e assenze apparentemente ingiustificate. Fautrier per esempio. Chiedersi il perché non ha senso. I collezionisti, si sa, hanno le loro manie, le loro preferenze...

Di Dubuffet, cui il Guggenheim Museum ha dedicato due grandi antologiche nel 1973 e nel 1981, sono esposte, in ordine cronologico, alcune opere emblematiche, realizzate tra gli anni '40 e i '70. Pitture e sculture, che mettono in risalto il suo interesse per la figura e per i materiali inconsueti.
Il rapporto che unisce l'Informale italiano al gruppo CoBrA, nato a Parigi nel 1948 ma formato da artisti che arrivano da Copenhagen, Bruxelles e Amsterdam, è documentato da una curiosa opera collettiva del 1956, Senza titolo, firmata da Constant, Gallizio, Jorn, Kotik, Melanotte e Simondo, ma si trovano anche opere di singoli artisti, come Karel Appel e Pierre Alechinsky, che fanno parte delle collezioni Guggenheim di Venezia e New York.
Dalla città lagunare arrivano anche i lavori di alcuni pittori italiani amati da Peggy quasi quanto Pollock. Parliamo di Emilio Vedova, Giuseppe Santomaso, Edmondo Bacci e, soprattutto, Tancredi, al quale la collezionista americana dedicò, nel 1954, una grande mostra a Palazzo Venier de' Leoni. Accanto a loro sono esposti altri rappresentanti dell'Informale italiano, come Bice Lazzari e Toti Scialoja.
Alle opere di Peggy fanno da contrappunto quelle raccolte dallo zio Solomon, più attento al contesto europeo. Si trovano qui le opere di Hartung, Riopelle, Tàpies, Mathieu, Soulages e dell'italiano Piero Manzoni, che, dopo una breve parentesi all'interno del Movimento nucleare, spinse la sua ricerca in altre direzioni.
Una sezione particolare è dedicata a due artisti che hanno vissuto, se così si può dire, a cavallo tra due mondi: l'americano Cy Twombly, che ha deciso di abitare a Roma, e Salvatore Scarpitta, che ha preferito l'America.
Non potevano mancare due "pezzi da novanta" della scena artistica italiana, Alberto Burri e Lucio Fontana, di cui vengono proposti numerosi capolavori.
La mostra si conclude ricordando l'attitudine di Dubuffet a lavorare su qualsiasi superficie. I curatori ne hanno approfittato per presentare un rotolo di "pittura industriale" di Pinot Gallizio, che non fa parte delle Collezioni Guggenheim, e i lavori di altri autori italiani, come Carla Accardi, Giuseppe Capogrossi, Gastone Novelli e Afro Basaldella, che invece sono inseriti in queste raccolte.
Alle opere, spesso di grandi dimensioni, si accompagnano libri illustrati, litografie, disegni e cataloghi, che rendono la mostra ancora più ricca e completa.

La rassegna, prodotta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena è stata curata da Luca Massimo Barbero, associate curator della Collezione Peggy Guggenheim. Un particolare ringraziamento va alla Fondazione Lucio Fontana di Milano e all'Archivio Gallizio di Torino, che hanno prestato delle opere.
Per favorire l'incontro del pubblico con l'arte contemporanea, sia l'ingresso che le visite guidate sono gratuite.

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