Mostre di arte moderna e contemporanea

Robert Doisneau. L'amore è...

16 giugno - 25 settembre 2005

Palazzo Reale
Piazzetta Reale 12, Milano
Tel. 02-88450293
Orari: 9:30-20, gio 9:30-22:30, lunedì chiuso

Il Comune di Milano e Federico Motta Editore offrono al pubblico di "Estate Fotografia 2005" una grande mostra su Robert Doisneau, uno dei più famosi fotografi francesi.

Robert Doisneau, considerato uno dei maggiori esponenti della fotografia umanista, nasce a Gentilly, nei sobborghi di Parigi, nel 1912.
Inizia a interessarsi alla fotografia nel 1929 documentando coi suoi scatti la vita delle periferie e dei suoi abitanti. Quello è il suo mondo. E Doisneau lo racconta con tenerezza, passione, partecipazione.
Nel 1931 diventa operatore di André Vigneau e, grazie a lui, conosce i gruppi d'avanguardia ed entra in contatto coi fratelli Prévert, che lo incitano a proseguire nelle sue "passeggiate" fotografiche per le vie della città. Legge un po' di tutto, da Montaigne a Lenin, da Cendrars alla letteratura classica. Scopre i surrealisti, Atget, Brassaï, Cartier-Bresson, Man Ray, Kertesz, le teorie del Bauhaus.
Nel 1934 trova lavoro come fotografo pubblicitario alla Renault di Billancourt, dove resta fino al 1939. L'idea è quella di mettersi in proprio, ma la guerra distrugge tutti i suoi piani. Doisneau viene arruolato nell'esercito e, in seguito, milita nella Resistenza.
Tornata la pace, entra a far parte dell'Agenzia fotografica Rapho e lavora con Blaise Cendrars al suo primo libro, La Banlieue de Paris.
Nel 1949 Doisneau vince il Premio Kodak e comincia a collaborare con "Vogue". Lavorare per questa e altre riviste, gli apre le porte dell'alta società, ma non sono le foto di moda a portarlo al Museum of Modern Art di New York, dove espone nel 1951. La sua fama e il suo successo sono legati alle fotografie di strada, alle istantanee che raccontano con humor e malinconia la vita della banlieue di Parigi. Le storie di vecchi, bambini, giovani coppie, clochard. Immagini pescate qua e là per puro istinto e sensibilità.
Per Doisneau la fotografia resta sempre un fatto privato, dettato dalla voglia di vivere e sognare, di registrare ciò che capita attorno a lui. La ricercatezza formale, lo studio delle pose non fanno per lui, anche se per un certo periodo ha adottato questo sistema.

L'interesse per la vita vera lo riporta in giro per le strade, e, negli anni '60, torna a immortalare le periferie documentandone i cambiamenti.
La conoscenza del campo è tale che, nel 1984, riceve l'invito a partecipare al progetto sul paesaggio della D.A.T.A.R. Il contrasto tra il passato e la realtà lo disorienta, ma lo induce a ulteriori indagini, nuove passeggiate.
Il frutto del suo lavoro ottiene ampi riconoscimenti e le sue opere entrano in numerosi musei e gallerie.
Scompare nel 1994, dopo aver dato valore e dignità alla fotografia e alla persona umana.

La mostra propone al pubblico 119 fotografie in bianco e nero, che ripercorrono l'intera carriera di Doisneau e raccontano la Parigi della gente comune. Non mancano i ritratti di personaggi famosi, come Picasso, Simone de Beauvoir, Prévert, Tati, e alcune foto di moda, che ci ricordano un periodo della sua vita e della sua attività professionale. Sono foto studiate, curiose, piene di umorismo. Ma c'è una partecipazione diversa, più intellettale e meno sentimentale.
La musica di sottofondo, triste e calda, accompagna il visitatore in questo viaggio poetico per le vie di Parigi.

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