Mostre di arte moderna e contemporanea

Giovanni Boldini

15 gennaio - 12 giugno 2005

Palazzo Zabarella
Via San Francesco 27, Padova
Tel. 049-8753100
Orari: 9:30-19:30, lunedì chiuso

A più di quarant'anni dall'indimenticabile rassegna allestita al Musée Jacquemart-André di Parigi, la Fondazione Palazzo Zabarella dedica una grande mostra a Giovanni Boldini, raffinato cantore della Belle Époque. Un artista che fu l'idolo e il simbolo di un mondo fastoso e scintillante, inconsapevole della rovina imminente.

Di questo personaggio geniale e creativo, infido e arrivista, amato dalle donne e invidiato dagli uomini, sono esposte 120 opere, provenienti da importanti musei e collezioni private internazionali. Capolavori che ripercorrono le tappe più significative della sua carriera, dall'adesione al gruppo dei Macchiaioli al periodo parigino, dai frequenti viaggi a Venezia ai soggiorni londinesi e americani.

Il percorso espositivo, introdotto da una sezione dedicata alla complessa personalità umana di Boldini, non segue un andamento cronologico rigoroso, ma procede secondo criteri tematici per sottolineare l'evoluzione artistica di questo pittore e far risaltare le sue geniali intuizioni. Spiccano per interesse, le sezioni dedicate a Parigi, al mondo della musica e a Venezia, luoghi privilegiati del suo repertorio.

Giovanni Boldini nasce a Ferrara nel 1842. Il suo primo maestro è il padre Antonio, che è un artista.
Nel 1862, gli studi e la ricerca di un ambiente più aperto e cosmopolita lo portano a Firenze. Qui frequenta l'Accademia e il Caffè Michelangiolo, ritrovo preferito dei Macchiaioli, un gruppo di artisti antiaccademici, che vogliono rinnovare la pittura in senso realistico e sociale cogliendo l'impressione del vero.
Boldini entra a far parte della loro cerchia. Da loro prende l'interesse per la natura, ma soprattutto quell'attenzione alla realtà psicologica e sociale dei personaggi, che lo porta a privilegiare la ritrattistica e la pittura in interni.
Gli anni passati a Firenze sono importanti, oltre che per la sua formazione artistica, anche per le relazioni mondane. Grazie all'amico Cristiano Banti, infatti, entra in contatto con l'alta borghesia e l'aristocrazia fiorentina ponendo le basi per un brillante futuro da ritrattista.

Nel 1867 Boldini si reca a Parigi per la prima volta e viene folgorato dalla vivacità della capitale francese. Quattro anni dopo decide di farne la sua città di elezione. Immerso nel clima artistico e mondano della "Ville Lumière", immortala nei suoi dipinti le piazze animate, i caffè, i boulevard e, soprattutto le donne. Parigi lo ricambia con la celebrità e con molte amanti.
Il suo primo mercante è Goupil, per il quale realizza virtuosistiche scenette di genere (Vecchia canzone, 1871) e ritratti "à la mode", che si segnalano per originalità.
Il successo è quasi immediato e Boldini ottiene ciò che ha sempre sognato, far parte del bel mondo, condividerne le ricchezze e lo status sociale.
Il suo studio, in Boulevard Berthier, diventa luogo di incontro di pittori, uomini illustri e donne affascinanti. La sua fama varca l'Oceano e arriva fino in America.
Intorno al 1880, consolidata la sua posizione economica e il suo prestigio, l'artista si permette maggior libertà di invenzione e adotta un nuovo stile, guizzante, nervoso, decisamente moderno, in linea con l'evoluzione della società e il nuovo ideale femminile (Contessa Gabrielle de Rasty, 1878 ca.; Il pastello bianco, 1888; Ritratto della marchesa Luisa Casati, 1915 ca.). Il mondo elegante, sofisticato e decadente dell'aristocrazia internazionale continua a rispecchiarsi nelle sue opere e Boldini diventa uno dei ritrattisti più contesi del momento.

Parigi non è la sola città ad attrarre il pittore. Nel suo cuore c'è posto anche per Venezia, che gli consente di confrontarsi con la pittura del passato e, al tempo stesso, instaurare importanti relazioni internazionali. Sotto le sue pennellate veloci, ponti, chiese e gondole si destrutturano, acquistano nuova vita, sembrano galleggiare sull'acqua.

Un altro amore profondo lega Boldini alla musica e al mondo dello spettacolo. Una passione, che è testimoniata dalle molte scene di ballo e dai ritratti dei più noti musicisti dell'epoca, tra cui figura anche Giuseppe Verdi, che posò per lui nel 1886.

La mostra è curata da Ferdinando Mazzocca, Carlo Sisi e Francesca Dini, che ha curato il catalogo generale delle opere di Boldini. Un artista che ha guardato ai grandi maestri del passato (Hals, Velázquez, Van Dyck, Tiepolo) e ai suoi contemporanei (Degas, Toulouse-Lautrec, Whistler e Sargent) con esiti originali e irripetibili.