Mostre di arte moderna e contemporanea

ARTAUD, Volti/Labirinti

6 dicembre 2005 - 12 febbraio 2006

PAC - Padiglione d'arte Contemporanea
Via Palestro 14, Milano
Tel. 02-76009085
Orari: 9:30-19, gio 9:30-17:30, dom 9:30-19:30, lunedì chiuso. Ingresso gratuito

Il mondo di Antonin Artaud (1896-1948) è complesso, multisfaccettato, sovversivo, come la sua personalità.
L'esposizione allestita al PAC rispecchia questi lati del suo carattere, ed è per questo che non si può parlare di una mostra vera e propria ma di un "montrage" - montage (montaggio) + montrer (mostrare) - che mette insieme, inventando nessi e rimandi, cinema e teatro, arte e letteratura, i campi in cui Artaud ha dato prova di talento e inventiva.

Il pubblico può farsi un'idea della storia di questo personaggio, che ha avuto una grandissima importanza nella cultura del '900 e ha contribuito a una ridefinizione delle nozioni di linguaggio, salute mentale e arte teatrale, guardando le sue fotografie e i suoi film, oppure leggendo i documenti e le lettere che lo riguardano.
Una sezione apposita è dedicata agli autoritratti e ai ritratti eseguiti dagli amici, artisti come Jean Dubuffet, Man Ray, Balthus, Armand Salacrou ecc, che ci fanno scoprire non soltanto il volto, ma anche l'anima di Artaud.

Diversi schermi, posizionati qua e là all'interno degli spazi museali, consentono di vedere il repertorio completo delle 22 apparizioni cinematografiche di Artaud, che ha recitato in film celebri come La Passion de Jeanne d'Arc (1927-28) di Carl T. Dreyer, Napoléon (1927) e Lucrèce Borgia (1935) di Abel Gance, Liliom (1933) di Fritz Lang, Die Dreigroschenoper - L'Opera da tre soldi (1930) di Georg Wilhelm Pabst, e in pellicole quasi sconosciute.
Tra i suoi ruoli più noti si ricordano Marat, Savonarola e il monaco Massieu. Ma Artaud non era sicuramente un attore accomodante, facile da dirigere. Sia che interpretasse uno dei protagonisti, sia che rivestisse i panni di un personaggio minore, metteva in ognuno di loro soprattutto se stesso. Il suo sguardo incendiava lo schermo, faceva esplodere la narrazione.

Una parte importante della mostra è dedicata al tema della follia. Un argomento difficile, che si cerca quasi sempre di evitare, ma che il PAC ha voluto porre in evidenza perché non riguarda solo Artaud, ma tutta la società.
Il calvario di Artaud all'interno degli ospedali psichiatrici è raccontato attraverso l'installazione di Jean-Jacques Lebel, che ha ricostruito la stanza di Rodez dove lo scrittore è stato sottoposto, a partire dal 1943, a più di 50 sedute di elettroshock con conseguenze fisiche e intellettuali inimmaginabili. La condanna di questa pratica disumana, che "toglie la memoria,... intorpidisce il pensiero e il cuore,... distacca da tutto e dalla vita", si rintraccia sovente anche nei testi di Artaud, molti dei quali scritti con un linguaggio di invenzione.

Un'interpretazione particolare della schizofrenia si ritrova anche in Deux régimes de fous del filosofo Gilles Deleuze, che ha analizzato a fondo i libri e la personalità di Beckett e Artaud arrivando a conclusioni piuttosto interessanti. Secondo lui, infatti: "Le parole pronunciate dai pazzi non riflettono unicamente i loro disordini psichici individuali; il discorso sulla follia si articola su un altro discorso, quello della storia - politica, sociale, religiosa - che parla in ciascuno di loro". Il folle sarebbe quindi una sorta di veggente.

Il piano superiore del PAC è dedicato al teatro. Oltre a vedere alcune foto di scena e una copia della lettera a Ida Mortemart, quasi una dichiarazione di intenti, si può ascoltare la registrazione dell'ultimo dramma radiofonico di Artaud, realizzato nel 1947 poco prima della morte.
L'opera, intitolata Pour en finir avec le jugement de dieu (Per farla finita col giudizio di dio), fu soppressa per oscenità poco prima di essere trasmessa, ma si rivela oggi di una straordinaria attualità.

La mostra, curata da Jean-Jacques Lebel e Dominique Païni, arriva dal Museum Kunst Palast di Düsseldorf, ma molte sono le novità e i documenti inediti. Oltre ai testi dei curatori, il catalogo contiene un'intervista di André Berne-Joffroy, che ha incontrato Artaud all'ospedale psichiatrico di Rodez nel 1946, e un testo del semiologo Paolo Fabbri, che ha analizzato il linguaggio di Artaud e il suo splendido libro su Van Gogh, Il suicidato dalla società (1947).

Alla rassegna, che è gratuita, sono abbinate attività didattiche, visite guidate, conferenze e concerti.
Grazie a OUTIS, Centro Nazionale di Drammaturgia Contemporanea, il PAC ospiterà anche uno spettacolo teatrale, tratto da uno dei più "profetici" testi di Artaud, Per farla finita col giudizio di dio.
In occasione della mostra saranno organizzate anche due rassegne cinematografiche: "Artaud e il cinema", allo Spazio Oberdan (6, 13, 20, 27 gennaio) e "Il cinema della crudeltà", al Cinema Gnomo (11-22 gennaio).

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