Mostre di arte moderna e contemporanea

René Magritte. La Clefs des songes

7 agosto - 27 novembre 2005

Fondation Beyeler
Baselstr. 101, CH-4125 Riehen
Orari: 10-18, mer 10-20

Dopo la mostra dedicata al periodo surrealista di Picasso, la Fondation Beyeler, dedica un'esposizione all'artista belga René Magritte, che molti considerano uno dei principali esponenti del gruppo fondato da Breton. Molti ma non tutti. E, tra questi, l'artista stesso, che si riteneva molto più vicino a Giorgio de Chirico, di cui condivideva le atmosfere sospese e la fascinazione per l'enigma e il mistero. Nelle sue opere, infatti, nulla era lasciato al caso, all'inconscio, ma era il frutto di riflessioni profonde, di non sense perfettamente calibrati. Come ha scritto Sebastiano Grasso, Magritte era un "sognatore cosciente, che cercava di fermare il mistero".

René Magritte nasce a Lessines nel 1898. La sua è una famiglia borghese come tante, monotona, senza grilli per la testa. Apparentemente senza segreti. Forse iniziano da lì, da questa atmosfera grigia e stagnante, le fantasie che animano i suoi dipinti, il desiderio di capire se cose e persone sono davvero così come si presentano, o se invece esistono altri significati più reconditi e misteriosi. Quelli che un altro grande artista belga, lo scrittore Georges Simenon, ha indagato nei suoi romanzi di ambientazione borghese.
Tra il 1916 e il 1921 Magritte frequenta l'Accademia di Belle arti di Bruxelles interessandosi al Cubismo, al Futurismo, alla Nuova Oggettività.
Nel 1926 e nel 1927 si trasferisce a Parigi ed entra in contatto coi surrealisti francesi e con De Chirico, di cui conosceva già l'opera. La loro influenza è molto forte, ma non limita la sua creatività e lo porta a sviluppare uno stile personale, illusionistico ed enigmatico, quello che, con qualche eccezione tra il 1943 e il 1948, lo accompagnerà per tutta la vita.
Compaiono allora i temi tipici della sua produzione artistica successiva. Oggetti banali (terra, mare, cielo, uomini, donne, uccelli), dipinti con uno stile piatto, scolastico, privo di pathos. L'idea geniale è quella di creare accostamenti inediti e stravolgere il senso comune delle cose e le loro relazioni.

A Magritte non interessa fare una bella pittura, ma approfondire la conoscenza del mondo, rendere visibile il pensiero. Il suo è un approccio al tempo stesso concettuale e poetico, basato sulle distorsioni della normalità, sulla giustapposizione di parole e immagini, sulla confusione degli opposti (spazi interni ed esterni, giorno e notte).
Ciò che conta, come scrive Filiberto Menna, non è l'opera, ma il procedimento intellettuale che fa scattare nella mente dell'osservatore, sconvolgendone le tranquille aspettative teoriche e visive. Il quadro si dà come enigma, come rebus, come test. E gli oggetti appaiono al tempo stesso veri e falsi, reali e irreali, possibili e impossibili.

Uno dei primi dipinti surrealisti di Magritte è Le Jockey perdu del 1926, dove un fantino sembra essersi perso in una foresta di scacchi. A questo periodo appartiene anche l'uomo con la bombetta, che troveremo in molti altri lavori dell'artista a partire da Le Sens de la nuit (1927).
Ciò che più caratterizza lo stile di Magritte è comunque lo stravolgimento del senso comune. In Empire de lumières, per esempio, tutto sembra apparentemente normale e solo osservando attentamente il dipinto ci si accorge che il cielo è chiaro, ma i lampioni sono accesi come in una qualsiasi scena notturna.
Un'operazione ancor più concettuale è quella affrontata nel celebre dipinto La Trahison des images, dove Magritte ha disegnato una pipa e, sotto, ha scritto "ceci n'est pas une pipe" (questa non è una pipa). Una riflessione sulla pittura e sulla rappresentatività dell'arte, dove dimostra che non c'è identità tra immagine e oggetto reale, tra denominazione verbale e denominazione visiva dell'oggetto. Parole e immagini non designano altro che se stesse.
Magritte porterà avanti questa riflessione portandola alle estreme conseguenze in La Clef des songes, dove associa immagini e parole in modo arbitrario ribadendo l'assoluta convenzionalità del linguaggio.

La mostra, organizzata in collaborazione con il Kunstforum Wien, la Fondation Magritte e Steingrim Laursen, ex direttore del Louisiana Museum, è davvero esaustiva e ripercorre le diverse fasi della carriera artistica di Magritte. Tra i lavori esposti figurano alcune delle sue immagini più famose (Le Jockey perdu, 1926; Le Sens de la nuit, 1927; Les Jours gigantesques, 1928; La trahison des images, 1928-29; La clefs des songes, 1930; La gravitation universelle, 1943; L'empire de lumières, 1954; Le mois de vendages, 1959) ma anche opere poco conosciute, che arrivano da collezioni private e non sono mai state esposte al pubblico. Tra queste, alcune tele che appartengono ai pittori americani Robert Rauschenberg e Jasper Johns.

La rassegna su Magritte e la visita della Fondation Beyeler, progettata da Renzo Piano, valgono il viaggio fino a Riehen, ma chi avesse a disposizione qualche giorno in più, può approfittarne per vedere Basilea e i dintorni.
A questo proposito, Artdreamguide ha messo a punto alcuni itinerari, che possono risultare di grande interesse per gli appassionati d'arte moderna e contemporanea.

Links ad altre pagine di Artdreamguide correlate