Mostre di arte moderna e contemporanea

Monet, la Senna, le ninfee.
Il grande fiume e il nuovo secolo

23 ottobre 2004 - 3 aprile 2005

Museo di Santa Giulia
Via Musei 81/B, Brescia
Info. 0438-21306
Orari: lun-gio 9-19, ven-sab-dom 9-21, 1 genn 12-21, 24-25-31 dic chiuso

La stagione artistica bresciana si apre sotto la direzione di Marco Goldin, che, in passato, è stato artefice delle grandi mostre di Treviso.
Per questa cittadina lombarda, che si appresta a diventare il centro espositivo di maggior richiamo dei prossimi anni, Goldin ha preparato un progetto di notevole spessore, che affianca mostre su grandissimi artisti, come Monet, Gauguin, van Gogh, i fauves, gli espressionisti, a quelle di autori italiani del '900, come Gino Rossi o Mario Mafai, spesso sacrificati ai grandi nomi dell'arte. Per non dimenticare nulla, ha messo in programma anche la realizzazione di rassegne volte a valorizzare le collezioni dei musei locali.

Si parte con Monet, e il filo conduttore della mostra è la Senna, che è apparsa più volte nelle sue opere. Incantevoli scorci del fiume più famoso di Francia da Le Havre a Giverny passando per Parigi, Argenteuil, Rouen e Vétheuil.

Lo studio della natura, degli effetti di luce sull'acqua, la pittura "en plein air" sono tratti caratteristici a tutti gli impressionisti, ma Monet, più di altri ha fatto di questa indagine, e dell'amore per l'acqua, il fulcro della sua attività artistica.
Ha dipinto il mare e le spiagge della Normandia e del Sud della Francia. Ha lavorato sulle rive dei fiumi, dalla Senna al Tamigi. Si è spinto fino a Venezia per ritrarre la Laguna in diverse ore della giornata. Ha dipinto dalle sponde e dai battelli ancorati sul fiume. Poi, nel 1890, ha comprato una proprietà a Giverny. Qui, dopo aver deviato il corso dell'Epte, un affluente della Senna, ha creato per sé uno splendido giardino, con un ponte giapponese e uno stagno per le ninfee. Il soggetto preferito dei suoi ultimi anni, quando, nonostante l'età, ha realizzato opere di una straordinaria modernità. Una pittura prossima all'astrazione, nata dalla dissoluzione di luce, forme e colore in un impasto cromatico unico, irripetibile, vibrante. Decisamente lontano dalle prime prove impressioniste.
Per lui, ormai vecchio e vicino alla cecità, ciò che conta non è più l'impressione visiva, ma un sentimento interiore, una comunanza con la natura, che chiunque sia stato a Parigi, all'Orangerie, ha sperimentato sulla propria pelle.

Nella bella mostra organizzata da Goldin, i dipinti di Monet sono affiancati dalle opere di altri artisti che hanno condiviso le sue ricerche. Da Corot e Daubigny, antesignani dell'impressionismo, agli amici e compagni di una vita, Pissarro, Renoir, Sisley e Caillebotte. Molti i capolavori che ritraggono il fiume in diversi momenti della giornata o delle stagioni. Natura, ma anche scene di vita, regate, gite in barca. Eccezionale l'accostamento tra le due versioni de I canottieri ad Argenteuil, che Monet e Renoir realizzano lavorando fianco a fianco nel 1874, l'anno della famosa mostra parigina nello studio del fotografo Nadar. La prima degli "impressionisti".

La mostra su Monet è affiancata da un'antologica su Gino Rossi (1884-1947), un artista italiano della prima metà del '900, che ha gravitato intorno al circolo artistico di Ca' Pesaro ed è stato grande amico di Arturo Martini.

Gli appassionati di arte antica potranno vedere, oltre ai tesori archeologici del Museo di Santa Giulia, anche una selezione dei capolavori di arte italiana del XVI secolo ("Tiziano e la pittura del '500 a Venezia"), che arrivano dal Louvre.
Altre proposte sono offerte dalla Pinacoteca Tosio Martinengo, che mette in mostra parte della sua collezione: opere grafiche ("Da Dürer a Rembrandt a Morandi") e pittura italiana dal '400 al '700 ("Da Raffaello a Ceruti").

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