Mostre di arte moderna e contemporanea

Alighiero Boetti. Quasi tutto

6 aprile - 18 luglio 2004

Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea
Via San Tomaso 53, Bergamo
Tel. 035-399528
Orari: mar-dom 10-19, gio 10-22, lunedì chiuso

A dieci anni dalla scomparsa di Alighiero Boetti, la Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo dedica una mostra a questo artista, che ha fatto parte del gruppo dell'Arte Povera ed è stato uno dei più importanti del nostro dopoguerra. Un autore che ha precorso i tempi anticipando molte tematiche della contemporaneità e che è tuttora di grande attualità per il suo interesse verso le culture orientali e un mondo che sta sempre più drammaticamente sotto gli occhi di tutti.

La rassegna, intitolata "quasi tutto", sottolinea, con un po' di ironia, l'impossibilità di raccontare l'intera vicenda di un artista, e soprattutto di un artista così eclettico come Boetti. Ma ricorda, al tempo stesso, anche un ciclo di opere da lui realizzate a partire dal 1984 (Tutto), una serie di arazzi affollati di immagini, come se l'artista volesse abbracciare il mondo in tutte le sue forme e sembianze attraverso l'opera d'arte.

Il progetto espositivo, curato da Giacinto di Pietrantonio e Corrado Levi, non segue impostazioni cronologiche o tematiche. Anche se propone più di 100 opere di Alighiero Boetti, dagli anni '60 al 1994, anno della sua scomparsa, cerca di concentrare l'attenzione del pubblico sulle opere singole per dare il più ampio risalto alla libertà espressiva dell'artista. Uno "stile libero" e trasversale, che ha anticipato una tendenza molto diffusa negli anni  '90.
Per questo, la rassegna privilegia, nella vasta produzione di Boetti, le opere non demandate ad altri, che pure hanno avuto gran peso nella sua produzione. Accanto ai lavori a più mani, realizzati in Afghanistan, o con la collaborazione di studenti delle Accademie di Belle Arti, si trovano quindi molti lavori storici degli esordi, quando Boetti si interessava all'uso dei materiali industriali e al problema del doppio (Gemelli, 1968) e dell'identità usando se stesso come punto di partenza per le sue ricerche (Io che prendo il sole a Torino il 19 gennaio 1969, 1969), che lo portarono a firmarsi "Alighiero e Boetti".
Di grande interesse è la cartella composta da 82 tavole autografe, in cui l'artista riassume un'ampia parte del suo lavoro, miniaturizzandolo. Un'operazione che ricorda la famosa Boîte en valise di Duchamp.

La mostra è accompagnata da un catalogo molto particolare, strutturato come un dizionario per richiamare l'ordinamento alfabetico tanto caro a Boetti. Ogni lettera dà vita a due voci: la prima, legata alla produzione dell'artista; la seconda, a riflessioni filosofiche, antropologiche, storiche e sociali connesse al pensiero e all'arte di Boetti.