Mostre di arte moderna e contemporanea

Georg Baselitz: Pictures That Turn Your Head.
Paintings and sculptures from 1959 to 2004

2 aprile - 8 agosto 2004

Kunst - und Ausstellungshalle der Bundesrepublik Deutschland GmbH
Museumsmeile Bonn
Friedrich-Ebert-Allee 4, 53113 Bonn
Orari: mar-mer 10-21, gio-dom 10-19, lunedì chiuso

Dopo Gerhard Richter e Sigmar Polke, la Kunsthalle di Bonn dedica una retrospettiva a Georg Baselitz, un altro grande artista tedesco del dopoguerra.
In mostra 130 opere, tra dipinti e sculture, che ripercorrono il suo cammino artistico dall'espulsione dalla Hochschule für bildende und angewandte der Kunst di Berlino Est a oggi.

Nel 1957, lasciare l'Est per l'Ovest non è uno scherzo. Significa veramente cambiare vita. Tutto è diverso. E questo si riflette sul modo di pensare e di fare arte. Da una parte impera il realismo socialista, dall'altra la pittura astratta e l'informale.
Contrario a ogni imposizione, Baselitz, il cui vero nome è Kern, si trasferisce a Parigi, dove cerca di elaborare uno stile personale. Opta per il figurativo, ma dipinge corpi deformati e utilizza tinte smorte e marce, che fanno pensare a Fautrier.
Nel 1961 scrive con Eugen Schönebeck una dichiarazione d'intenti, il manifesto "Pandämonium" in cui si fa promotore di un polemico e antiborghese "realismo patetico". Le sue opere danno scandalo e, nel 1963, Der nackte Mann e Die große Nacht im Eimer, esposte alla galleria berlinese Werner & Katz, vengono sequestrate per oscenità.
Nel 1965 Baselitz passa un anno a Firenze e subentra nelle sue opere (Die große Freunde, 1965; Ciclo degli Eroi) un certo manierismo, che anticipa alcune soluzioni della Transavanguardia. L'anno successivo si stabilisce a Osthofen, in Germania. In totale isolamento, dipinge quadri di grande forza e impatto emotivo, che lo portano verso una drammatica frantumazione e disintegrazione dei soggetti, spesso capovolti.

Comincia così, con i "Streifen/Frakturbilder" di Osthofen, una delle fasi più note del lavoro di Baselitz. Nel 1969 l'artista dipinge, infatti, i primi, sistematici, "quadri capovolti".
Non si tratta di una forma di protesta, né di un effetto per calamitare l'attenzione del pubblico. Come Baselitz ha più volte ribadito, capovolgere i soggetti gli permette di confrontarsi esclusivamente con i problemi pittorici. Ciò che conta è l'armonia del quadro, l'unico, inevitabile, disporsi di forme e colori. La rappresentazione non ha nessuna importanza. Baselitz non nega la realtà, la supera, determinando un nuovo contesto.
Il ribaltamento prospettico permane anche nei "Fingermalerei" (Apfelbaum, 1971-73), una serie di lavori realizzati utilizzando la punta delle dita al posto del pennello.

Negli anni '80 Baselitz si cimenta anche con la scultura lignea (Der rote Mann, 1984/85) e l'incisione. Attratto dal fascino del primitivo, tralascia la definizione dei contorni per approdare a una realizzazione sommaria e brutale dei soggetti (Mondrians Schwester, 1987; Dresdner Frauen - Die Elbe, 1990).
Questo richiamo a una selvaggia originarietà si ripercuote anche nei suoi dipinti (Mann auf rotem Kopfkissen, 1982). I quadri diventano più duri e aggressivi, ed è evidente una gestualità espressionista e visionaria (Clown, 1981; Orangenesser III, 1981). Il colore trabocca, divampa, assume tonalità forti. Il dialogo è con Munch, Nolde, de Kooning.
Sul finire degli anni '80 l'artista si disinteressa completamente del motivo. Non gli importa neppure se le figure sono diritte o capovolte. I soggetti riprendono la naturale connotazione spaziale. Ma la pittura si sfalda, si dilata, perde definizione. E così il colore.

La mostra si conclude con una selezione di opere degli ultimi anni. Tra queste, quelle ispirate ai lavori di Caspar David Friedrich, esposte nel 1999 al Reichstag di Berlino.

La rassegna è curata da Susanne Kleine ed è stata realizzata con la collaborazione dell'artista. Un filmato di Heinz Peter Schwerfel offre l'opportunità di vedere come Baselitz abbia cambiato il suo modo di lavorare e rapportarsi all'arte negli ultimi 10 anni.

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