Mostre di arte moderna e contemporanea

In faccia al mondo.
Il ritratto contemporaneo nel medium fotografico

4 luglio - 14 settembre 2003

Villa Croce - Museo d'Arte Contemporanea
Via Jacopo Ruffini 3, Genova
Tel. 010-580069
Orari: mar-ven 9-19, sab-dom 10-19, lunedì chiuso

In attesa di vedere cosa ci proporrà Genova "Capitale europea della Cultura", ecco una bella mostra, che prende in considerazione la produzione fotografica internazionale dagli anni '70 a oggi. Un periodo molto intenso, che ha visto l'affermarsi della fotografia come medium autonomo anche in un campo, quello del ritratto, che è sempre stato appannaggio della pittura.
Che si facessero ritratti fotografici anche in precedenza è sicuro, ma solo a partire da questo momento si può notare negli artisti un uso consapevole della fotografia, che tenga conto delle sue peculiarità linguistiche.

Il percorso della mostra non è cronologico, ma tematico. E prende in considerazione le diverse sfaccettature culturali, espressive e sociali che può comportare un argomento di così ampia portata come il ritratto in fotografia. Gli artisti sono tutti di livello internazionale, anche se alcuni sono già affermati e altri stanno emergendo solo ora alla ribalta.

La prima sezione affronta il tema de Il ritratto come contrasto tra partecipazione e distacco ed è introdotta dalle foto di Bernd & Hilla Becher.
Grandi estimatori di August Sander, l'artista che ha dedicato una serie fotografica ai tedeschi della Germania prenazista, i Becher hanno ripreso da lui la "vocazione enciclopedica", ma hanno preferito dedicare la loro attenzione alle testimonianze architettoniche e ai progetti di archeologia industriale piuttosto che alle persone. Dando vita a una sorta di catalogazione dei manufatti umani di valore non soltanto realistico ma concettuale.
Il loro approccio distaccato e sistematico è stato ripreso da numerosi fotografi delle giovani generazioni, che hanno rappresentato il reale in modo asettico e ripetitivo. Tra loro, Thomas Ruff, Philip Lorca di Corcia, Nobuyoshi Araki, Leeta Harding, Timothy Greenfield-Sanders, Hannah Starkey, Beat Streuli, Annalisa Sonzogni, Donatella Landi e Ousmane Ndiaye Dago.

Sul lato opposto, la seconda sezione, intitolata emblematicamente L'album di famiglia. È questa l'area di artisti fortemente coinvolti nelle loro rappresentazioni. Un legame di partecipazione emotiva che ha diverse motivazioni e che rispecchia la sensibilità degli autori e la loro vita. Un sentimento che, spesso, trova riscontro nello spettatore, che non può restare indifferente di fronte a immagini come queste, molte volte amare e sconvolgenti. Si trovano qui le opere di Nan Goldin, Wolfgang Tillmans, Catherine Opie, Tracey Moffatt, Christian Boltansky, Shirin Neshat, Sophie Calle, Andres Serrano, Philip Kwame Apagya, Boris Mikhailov, Boubacar Tourè Mandemory.

La sezione successiva, Ritratto come autoritratto, analizza quel campo della ricerca fotografica che si interessa all'esplorazione del privato, all'autobiografia dei sentimenti e della corporeità. Le opere esposte sono di Monica Carrocci, Cesare Viel, Giulia Caira, Sissi, Betty Bee, Ross Sinclair, Sabine Delafon, Zhan Huan, Nzinga Muhammad.

Dal privato all'esteriorità. Tramutazioni e travestimenti documenta il vivo interesse della ricerca artistica contemporanea per i mutamenti di identità e di ruolo. Un'attenzione per il corpo e i suoi problemi che si ritrova in molti altri ambiti della società odierna, dove l'apparenza e l'apparire hanno grande importanza. Gli artisti che hanno affrontato queste tematiche sono: Orlan, Inez Van Lamsweerde, Francesco Arena, Aziz & Cucher, Robert Gligorov, Matteo Basilè, Yasumasa Morimura, Pierre e Gilles, Janeta Eyre, Paul Smith, Donatella Di Cicco, Fritz Kok, Année Olofsson, Joel Peter Witkin, Barbara La Ragione, Marzia Migliora e Sandy Skoglund.

L'uomo della folla prende in considerazione il ritratto di una situazione sociale. I personaggi possono essere consapevoli di quanto sta succedendo, oppure essere coinvolti involontariamente nella scena di insieme. Le opere esposte sono quelle di Paolo Bernabini, Shirin Neshat, Armin Linke e Santiago Sierra.

L'ultima sezione, Il ritratto come assenza, presenta consonanze con la psicologia ed è carica di emotività. Affronta, infatti, il tema della presenza nell'assenza.
Perché si possa riconoscere una persona, non occorre che sia presente fisicamente. La fotografia può attestare la sua esistenza attraverso i suoi oggetti, la definizione di un ruolo sociale o di un contesto. Affrontano queste tematiche le fotografie di Candida Höfer, Stefano Cagol, Giacomo Costa, Elisabeth Holz, Tony Oursler, Marco Samorè e Carlo Benvenuto.

La mostra è curata da Matteo Fochessati..