Mostre di arte moderna e contemporanea

Arturo Martini. Sculture 1921-1943

25 luglio - 27 settembre 2003

Palazzo Sertoli
Galleria del Credito Valtellinese
Piazza Quadrivio 8, Sondrio
Tel. 0342-522738
Orari: 10-12:30 15:30-19:30, sab 10-12, dom e fest chiuso

Il Credito Valtellinese dedica una grande mostra ad Arturo Martini, uno dei maggiori artisti italiani del '900. Lo fa esponendo 22 sculture della sua collezione. Si tratta di una serie di bronzi realizzati nel 1989, in occasione del centenario della nascita dell'artista, sulla base dei gessi originali.
Le opere, di medie e grandi dimensioni, offrono una panoramica esaustiva della produzione artistica di Martini tra il 1921 e il 1943, ma soprattutto del periodo intorno al 1935, quando l'artista era all'apice della fama.

Nato a Treviso nel 1889, Martini non ha una vita facile, soprattutto agli inizi. Problemi economici gli impediscono di seguire studi regolari e quindi si impiega come apprendista in una fabbrica di ceramiche. Soltanto in seguito riesce a frequentare i corsi di scultura di Antonio Carlini a Treviso e Urbano Nono a Venezia.
Nelle sue prime opere confluiscono diverse suggestioni: Medardo Rosso, Rodin, Bistolfi, Gemito e anche un certo decorativismo di matrice Jugendstil.

Nel 1907 Martini partecipa con successo alla "Prima mostra di arte trevigiana". Nel 1911, dopo un soggiorno di studio e lavoro a Monaco, dove conosce Adolf von Hildebrand, espone a Venezia negli spazi di Ca' Pesaro.
Nel 1912 va a Parigi. Entra in contatto con Modigliani e Boccioni ed espone al Salon d'Automne. In questi anni Martini realizza ritratti, ceramiche, grafiche e sculture di piccole dimensioni. Alla linea sinuosa tipica del Liberty subentra l'interesse per il dinamismo futurista.

Nel 1921 entra a far parte del gruppo "Valori Plastici". Fa proprio il concetto di "ritorno all'ordine" ma indica una via nuova, che amalgama Laurana, Brancusi e la scultura etrusco-romana in un'inedita sintesi lineare.
Nel 1923 arriva la sua prima commissione pubblica. Si tratta del Monumento ai caduti di Vado Ligure, il paese dove abita con la famiglia.
Nel 1931 espone alla Quadriennale di Roma. È un artista affermato ma non per questo rinuncia a sperimentare nuove strade e nuovi mezzi. A partire dal 1938 fino al 1940 si dedica alla pittura, la sua "spina al cuore".

Gli anni successivi vedono Arturo Martini impegnato in numerosi lavori e, nel 1941, realizza cinque bassorilievi per l'Arengario di Milano. Si dedica anche all'insegnamento presso l'Accademia di Belle Arti di Venezia. In molte opere di questo periodo Martini asseconda il gusto retorico imposto dal regime fascista, lascia comunque trasparire elementi di originalità.
Nel 1945 scrive una sorta di testamento spirituale e artistico. Lo intitola La scultura lingua morta.
Finita la guerra viene sospeso dall'insegnamento. Una cosa che lo amareggia profondamente. All'accusa di asservimento al regime risponde "...questo è il mio mestiere cioè tanto di servire il diavolo come il padreterno e lo farò sempre".

Nel 1947 Arturo Martini ritrova la voglia di fare e creare nuovi capolavori. Il tempo gli è nemico. Muore a Milano lo stesso anno.
Nel 1954 escono, postume, Le lettere: 1909-1947, uno strumento prezioso per la conoscenza dell'artista e della sua personalità. In una di queste, profondamente consapevole del suo lavoro, Martini scrive: "Sono un genio e lo so chiaramente, anzi l'unico che abbia quest'epoca che possa bastare solo a se stesso".

Tra le opere esposte a Sondrio figurano la "Trilogia dei Re" e Testa di ragazza, che risalgono al periodo della sua adesione a Valori Plastici; le figure femminili de La pisana (1928-30), Donna al sole (1930), La dormiente (1931); le sculture legate a soggetti biblici o classici realizzate dall'artista nel 1935: Il giudizio di Salomone, Susanna, L'amazzone, Ulisse, Morte dell'Amazzone, Il ratto delle Sabine, Il Laocoonte, La maternità della montagna e Il centometrista, segno del suo profondo interesse per la scultura greca, quella di Policleto in particolare; Il Pegaso caduto e La vacca, realizzati da Martini negli anni '40 quando il suo interesse sembra convergere verso l'astrazione.

La mostra è accompagnata da una brochure introdotta da Paolo Baldacci, e da un catalogo virtuale, visibile sul sito del Credito Valtellinese.