Mostre di arte moderna e contemporanea

Wifredo Lam. Cuba - Italia

15 novembre 2002 - 25 gennaio 2003

Galleria del Credito Valtellinese - Refettorio delle Stelline
Corso Magenta 59, Milano
Tel. 02-48008015
Orari: 10-19, dom e fest chiuso

Il Credito Valtellinese dedica una grande retrospettiva a uno dei principali esponenti dell'arte latino-americana del secolo scorso, il cubano Wifredo Lam (1902-1982), che ha abitato per molti anni nel nostro Paese diventando amico di Fontana, Baj, Dova, Crippa, Manzoni e Jorn.

Di madre afro-americana e padre cinese, Lam studia alla Scuola di Belle Arti de La Havana, ma nel 1923 si trasferisce in Spagna per frequentare l'Accademia madrilena di San Fernando. Turbato dalla guerra civile, si arruola nell'esercito repubblicano.
Nel 1938, dopo la vittoria dei falangisti, ripara a Parigi, dove conosce Pablo Picasso e André Breton ed espone alla Galerie Pierre Loeb. Nel 1939 entra a far parte del Movimento surrealista.
In seguito allo scoppio della seconda guerra mondiale, parte per la Martinica con Breton, Masson e Lévi-Strauss. Poi torna a Cuba, dove scopre la giungla. Ne trae ispirazione per alcune tele, che espone da Pierre Matisse a New York nel 1943. Incuriosito dai miti, dalle leggende e dalle espressioni artistiche dei popoli primitivi, nel 1946 si trasferisce ad Haiti per studiare i riti woodoo.
Negli anni successivi Lam vive tra La Havana, Parigi e New York. Nel 1953 è a Lissone, vicino a Milano, per ricevere un premio. Poi riprende i suoi vagabondaggi. Visita il Venezuela, la Colombia, il Brasile, il Messico.
Torna in Italia nel 1964 e si stabilisce in Liguria, ad Albisola, dove collabora con le Ceramiche S. Giorgio. Lavora anche a Milano, dove esegue numerose incisioni presso la stamperia Upiglio.
Sono anni particolarmente felici per Lam, che riceve importanti riconoscimenti, tra cui il Premio Guggenheim International e il Premio Marzotto. Anche le mostre si moltiplicano. Considerato tra i grandi artisti del XX secolo, Lam espone un po' dappertutto.
Affascinato dall'India e dalla sua spiritualità, compie ripetuti viaggi in questa terra dal sapore antico. Nel 1977 scopre anche l'Africa, dove ammira i costumi dei guerrieri Masai. In questo periodo l'artista intensifica la produzione ceramica e si dedica con impegno alla realizzazione di disegni e pastelli, che riproducono ancora una volta le sue figure misteriose.
Muore a Parigi nel 1982 senza aver coronato l'ultimo sogno. Il viaggio in Cina, la terra degli avi.

L'antologica che il Credito Valtellinese propone a Milano e nelle altre sedi è stata realizzata in collaborazione con la famiglia dell'artista.
I lavori presenti al Refettorio delle Stelline, quasi tutti di privati collezionisti e gallerie, offrono una panoramica del percorso artistico di Wifredo Lam dalle "guaches" del 1938 ai dipinti degli anni '70. Senza tralasciare le straordinarie acqueforti, che l'artista ha realizzato nel 1967 per Apostroph' Apocalypse.

I primi lavori mostrano un evidente richiamo a Mirò e, soprattutto, a Picasso (Figure 1938; Portrait au cadre raye, 1940). Un legame che si fa ancora più netto in Nu à la chaise del 1942, per il quale è difficile non pensare al Nu à la draperie (1907) di Picasso, che prelude alle Demoiselles d'Avignon.
Il ritorno a Cuba nel 1941 segna per Lam il distacco dalle opere precedenti e l'affermarsi di una libertà inventiva che richiama i miti e le tradizioni della sua Terra. In Sans titre del 1942 sono già presenti le prime immagini fantastiche, che si definiranno ancora meglio dopo il 1945 (Initiation, 1945; Le vent chaude. Jungle Gods, 1948).
Lam porta allo scoperto le paure dell'inconscio e le combina coi soggetti delle leggende tribali, oceaniche e africane. Compaiono nelle sue tele figure simboliche, idoli cornuti e proteiformi, esseri dotati di artigli, appendici e strane proboscidi. Un mondo pagano e palpitante, carico di messaggi nascosti e indecifrabili. Un universo di magia e violenza, dove campeggiano strane figure antropomorfe, che l'artista compone ogni volta in modo diverso, fino alla fine della sua vita (Mayene, 1950; Testa bianca, 1959; Grande Composition, 1960; Le Sabbat. Immagine n. 5, 1964; La Bonne Compagnie, 1970 ecc).

Dato l'interesse di Lam per l'arte primitiva, la mostra milanese propone al pubblico anche alcune sculture provenienti dall'isola di Bilibili (Papuasia-Nuova Guinea), che l'artista conservava nella casa di Albisola.

La rassegna, curata da Luciano Caprile, continua a Sondrio, nel Museo Valtellinese di Storia e Arte (Palazzo Sassi de' Lavizzari) e nella sede del Credito Valtellinese (Palazzo Sertoli), che propongono le opere grafiche, le ceramiche e i pastelli dell'artista cubano.