Mostre di arte moderna e contemporanea

Fautrier e l'Informale in Europa

15 settembre - 1 dicembre 2002

Fondazione Magnani-Rocca
Via Fondazione Magnani-Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Pr)
Tel. 0521-848327
Orari: 10-17, lunedì chiuso

Traendo spunto, come di consueto, da un'opera della collezione, la Fondazione Magnani Rocca ci regala una mostra di grande potenza espressiva.
Renato Barilli, che cura la rassegna, parte da Composition, un acquerello su carta di Fautrier, datato 1960, per tracciare una mappa dell'Informale europeo e dei suoi principali protagonisti. Le opere, circa 80, provengono da grandi musei, ma soprattutto dal Beaubourg e dal Musée d'Art Moderne di Parigi.

La pittura informale nasce nell'immediato dopoguerra e porta con sé le ferite di quel conflitto. Gli artisti vivono la crisi di quegli anni, esprimono il loro disappunto e la loro insicurezza abbandonando la mimesi per affidarsi al gesto, al segno, alla materia. Il quadro perde la sua funzione rappresentativa per diventare spazio esistenziale.
L'esperienza informale di Fautrier (1898-1964) fu una delle più intense e profonde. L'occupazione nazista della Francia lasciò in lui un ricordo indelebile. Da questo trauma presero vita, intorno al 1943, gli Otâges, che Malraux definiva " geroglifici del dolore". Forme embrionali e grumose dai tratti indecifrabili, materia pastosa che è colore, ma anche carne ferita, realtà esistenziale.

L'area francese dell'Informale è rappresentata anche da Dubuffet e Soulages. Ai quali vanno aggiunti Nicolas de Staël e Wols, che, pur avendo altre origini, avevano stretti legami con l'ambiente artistico parigino. Entrambi, tra l'altro, sono presenti nella collezione della Fondazione Magnani-Rocca.
Particolare la posizione di Dubuffet. Nelle sue opere, l'indagine sulle possibilità espressive della materia nasconde un'impostazione esistenziale più ironica che drammatica, legata al suo interesse per le manifestazioni artistiche dei popoli primitivi, dei bambini e degli alienati mentali (Art Brut).
L'ambito italiano dell'Informale è rappresentato da Burri, Fontana, Leoncillo, Moreni e Morlotti. L'area spagnola da Antoni Tàpies.

L'ultima sorpresa di questa mostra prende il via da un'intuizione di Francesco Arcangeli, secondo il quale le opere degli ultimi vent'anni di Giorgio Morandi evidenziano consonanze con l'Informale. Un'occasione per far risaltare altri lavori della collezione, dato che la Fondazione possiede alcuni quadri interessanti dell'artista.

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