Mostre di arte moderna e contemporanea

Francis Picabia, rétrospective

8 novembre 2002 - 16 marzo 2003

Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris
11 Avenue du Président Wilson, 75116 Paris
Orari: 10-18, sab-dom 10-18:45, lunedì chiuso

Il Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris dedica una grande retrospettiva a Francis Picabia (1879-1953), un artista complesso e provocatorio, che ha portato il suo contributo alle correnti più importanti e innovative del XX secolo.

La sua vita si svolge nel segno dell'eccesso e del cambiamento. Colleziona barche, automobili, donne. La stessa incostanza sembra caratterizzare la sua produzione artistica. Sperimenta continuamente nuove vie e, proprio per questo, ottiene da Arp l'appellativo di "Cristoforo Colombo dell'arte".

Dopo aver raggiunto il successo con tele di ispirazione impressionista e "fauve", Picabia decide di rompere col linguaggio figurativo e si accosta ai cubisti della Section d'Or (Udnie, 1913). La scelta non è definitiva. Incoraggiato da Duchamp e Apollinaire, nel 1914 si allontana dal gruppo e orienta la sua ricerca in direzione dadaista.
Di grande importanza è anche la parentesi americana, che gli consente di conoscere Alfred Stieglitz, fotografo, editore e gallerista d'avanguardia, e di porre le basi, con Duchamp e Man Ray, del dadaismo americano. Sono di questi anni le opere della serie "Mecanique", ispirate al mondo industriale e al mito della macchina.
Seguendo l'esempio di Stieglitz, Picabia si dedica anche all'attività editoriale. Nel 1917 pubblica a Barcellona il primo numero della rivista "391", che vede tra i collaboratori numerosi artisti attivi nel movimento dadaista: Tzara, Breton, Duchamp, Man Ray, Arp ecc. Si cimenta anche nella scenografia e, nel 1924, collabora al film Entr'acte, diretto da René Clair.
Il passo successivo, lo vede tra i protagonisti del movimento surrealista. Una svolta che collide con un ritorno al figurativo (serie dei "Monstres" e delle "Trasparences"). Picabia realizza immagini erotiche e realistiche al limite del kitsch.
Nel dopoguerra, è attratto per un breve periodo nell'orbita dell'Informale, ma poi torna decisamente al Surrealismo e dà vita, con Breton, al periodico "491".

La mostra, strutturata secondo un criterio cronologico, documenta in 200 opere il percorso artistico di Picabia, un artista eclettico, ma di grande talento, che ha esercitato grande influenza sull'arte degli anni '60 e '70, dalla Pop Art all'arte concettuale.

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