Jackson Pollock

Attività artistica di Jackson Pollock.
Il "dripping" e i quadri con sgocciolature di Jackson Pollock

Tra la fine del 1946 e l'inizio del 1947, Jackson Pollock compie il passo definitivo. Elimina ogni residuo elemento rappresentativo e crea opere completamente astratte.
Il procedimento sviluppato da Pollock è stato definito "dripping" (sgocciolatura) e i quadri risultanti sono stati chiamati alternativamente "drip paintings" (quadri con sgocciolature) o "poured paintings" (quadri con versature). La definizione nasce dal modo particolare di dipingere, che consiste nell'attingere con il pennello il colore dal barattolo e farlo sgocciolare sulla tela o, anche, versarlo sulla tela direttamente dal barattolo stesso. Per compiere l'operazione, l'artista fissa grandi tele sul pavimento e vi cammina attorno, o addirittura sopra, lasciandosi trasportare dalla ritmicità del gesto.
Le opere risultanti somigliano a giganteschi grovigli di fili colorati, in cui non si possono distinguere figure e non c'è l'illusione di uno spazio tridimensionale. Al loro cospetto, l'osservatore può seguire l'andamento ondulato e ritmico delle linee più superficiale , o venire risucchiato nell'intrico drammatico di sgocciolature e laghi di pittura.
Grazie a questo procedimento Pollock ottiene tre risultati:

  • si libera dall'esigenza di raffigurare forme e può operare in maniera "automatica", lasciarsi trasportare dall'istinto dalle proprie forze interiori
  • acquista maggiore scioltezza di movimento del braccio e del corpo, che gli permettono una gestualità più fluida e ritmica,
  • può entrare a tutti gli effetti nel dipinto e farne parte.

Pollock non è stato il primo a praticare sgocciolature sulla tela. Prima di lui, sporadicamente le hanno usate André Masson e Hans Hoffman. Pollock è però colui che ne ha fatto lo strumento per esprimere la sua dimensione esistenziale.
Nei quadri sgocciolati Pollock porta l'automatismo al livello estremo. Prima di cominciare, infatti, Pollock ha solo un'idea generale di come si presentarà il dipinto. Quando è nel dipinto, si lascia trasportare da esso e dalla propria energia, che si trasferisce sulla tela sotto forma di gesto ritmico. Al termine, rimane la scoperta del quadro. Con il suo groviglio di sgocciolature il dipinto è la testimonianza dell'avventura del dipingere.
In una famosa intervista apparsa nel 1947, Jackson Pollock afferma:

"... Quando sono nel mio dipinto, non sono consapevole di quanto sto facendo. È solo dopo un certo periodo per fare conoscenza, che vedo con cosa ho a che fare. Non ho timore di fare cambiamenti, di distruggere immagini, ecc, perché il dipinto ha una sua vita propria. Io mi sforzo di farla venire fuori."
Per definire meglio questo atteggiamento artistico, comune agli altri colleghi della New York School, il critico Harold Rosenberg ha coniato il termine di Action Painting (Pittura d'azione). Arte che rifiuta ogni tipo di rappresentazione e descrizione e che pone l'accento sull'azione, sull'atto del dipingere in quanto affermazioni di esistenza.
Con i quadri "sgocciolati", in un colpo solo, Pollock fa piazza pulita di tutte le convenzioni della pittura.