Roy Lichtenstein

Attività artistica di Roy Lichtenstein

Roy Lichtenstein viene riconosciuto come uno dei più tipici esponenti della Pop Art americana.
Lichtenstein si interessa ai mezzi di comunicazione di massa perché gli sembrano i più indicati a riprodurre la vita quotidiana del suo tempo, ma anche perché gli servono a portare avanti un discorso sull'arte e sul rapporto tra finzione e realtà. Lontano da ogni intento di denuncia, mostra nei confronti dei prodotti di massa un interesse formale e, al tempo stesso, concettuale.
In un mondo come quello contemporaneo, dove nulla sfugge alla riproduzione in serie, l'artista non ha più il monopolio della creazione di immagini; può soltanto scegliere tra quelle in circolazione, o tra gli oggetti quotidiani, quale raffigurare o ricostruire più o meno fedelmente. Attraverso il reportage e la citazione, Lichtenstein ripropone l'iconografia, le tecniche e i mezzi di comunicazione del sistema massificato, di cui si fa interprete e talvolta ironico dissacratore, ma si distingue per la concezione estetica che sta alla base del suo progetto.
Non si interessa al soggetto in quanto tale; può essere un'immagine di basso valore culturale, come il fumetto o la pubblicità, o la citazione di un'opera "alta" come quella di Cézanne, Matisse, Monet e altri artisti delle avanguardie storiche. La sua attenzione si appunta sulla tecnica, che gli serve per sottolineare il distacco tra illusione e realtà. Riproducendo in grandi formati oggetti e immagini della vita reale, denuncia le sue opere e tutta l'arte come pura finzione.
Di fronte ai suoi lavori si ha sempre l'impressione di essere di fronte alla copia di una copia. Un effetto che viene amplificato nelle opere dedicate allo specchio, o quando riproduce immagini di altre opere d'arte creando un ulteriore livello di mediazione tra reale e rappresentato.

Nel lavoro di Lichtenstein è fondamentale l'interesse percettivo. Usa contorni netti e marcati, una prospettiva curva, tratta il vuoto come se fosse una superficie piena riempiendolo di puntini e, in seguito, di linee verticali.
Il puntinato gli deriva dalla trama del retino tipografico di Benday e gli serve per dare l'idea dell'ingrandimento e quindi della riproduzione. Per realizzare i puntini, usa inizialmente una lastra di alluminio forato e una spazzola per cani, poi ricorre a una rete metallica col disegno a traforo, un procedimento che richiama quello utilizzato nella stampa industriale. Sempre da Benday riprende anche l'idea del tratteggio diagonale, che dà ai lavori un'impronta ancora più irreale.
Usa i puntini e il tratteggio anche per la scultura, di cui spesso nega la tridimensionalità grazie alla ripresa frontale dell'opera e all'uso del retino, che è appunto uno strumento di superficie. Le sue sculture mostrano evidenti contatti con la Pop Art, ma anche riferimenti a Duchamp, secondo il quale qualsiasi oggetto, estrapolato dal suo contesto, può assumere valore d'opera d'arte.
Oltre a dipinti e sculture, Lichtenstein ha realizzato opere in ceramica, vetro e ferro e numerose grafiche. Negli ultimi anni si è dedicato soprattutto a lavori monumentali.