Edward Hopper

Attività artistica di Edward Hopper

Illustratore e pittore, non si fa soggiogare dal clima d'avanguardia diffuso in Europa, ma cerca altrove i suoi punti di riferimento, scegliendo come maestri Velázquez, Goya, Daumier e Manet.
I suoi primi lavori sono già nel solco del realismo e presentano alcuni elementi che saranno tipici dei dipinti successivi, come la semplificazione geometrica dei piani e i colori piatti, ma non hanno molto successo. Tanto è vero che, dal 1915 al 1923, Hopper decide di abbandonare la pittura per privilegiare altre tecniche, come l'incisione e l'acquerello.
La casa lungo la ferrovia del 1925 impone una svolta alla sua carriera. Gli effetti di luce e ombra, i colori cupi e lividi, l'attenzione per i particolari, portano nei suoi dipinti nuove emozioni. La solitudine, il senso di isolamento, l'incomunicabilità, diventano delle tematiche costanti nel suo lavoro, ambientato quasi sempre in città e paesini della zona di New York e del New England.
I suoi personaggi sembrano persi nei loro sogni e nelle loro amarezze. Non conoscono il dialogo, ma sanno molto bene cos'è la solitudine. Come le vittime della Grande Depressione americana del 1929, hanno perso ogni speranza. Si limitano a vivere accanto agli altri, senza cercare un incontro, o un affetto, in cui non credono più.
I loro sentimenti si riflettono in paesaggi scabri ed essenziali, dove domina il vuoto e la sospensione temporale: strade deserte, binari ferroviari, interni inquietanti, bar isolati.
A dominare queste scene di sapore metafisico, dove tutto sembra fisso e immobile, è solo il silenzio, indice di una vita squallida e senza amore.
Su tutto aleggia la crisi americana degli anni'30, che Hopper raffigura inconsciamente credendo di aver ritratto solo se stesso e le proprie emozioni.