Salvador Dalí

Attività artistica di Salvador Dalí.
Il metodo "paranoico-critico"

L'interesse di Dalí per le teorie freudiane e la psicanalisi lo conducono a focalizzarsi sul proprio inconscio e a farne la fonte d'ispirazione per il lavoro. Con la pittura Dalí si propone di sondare e conoscere le proprie ansie, fantasie e frustrazioni.
Il metodo attraverso cui le pulsioni dell'inconscio possono assumere forma pittorica si ricollega all'automatismo psichico dei surrealisti. Dalí conia un termine particolare: metodo "paranoico-critico".
La definizione pone l'accento su due elementi: la "paranoia" e il "processo critico".

-  La paranoia
Secondo Dalí, la paranoia è una malattia mentale cronica, la cui sintomatologia più caratteristica consisterebbe nelle delusioni sistematiche, con o senza allucinazioni dei sensi. Tali delusioni possono prendere la forma di mania di persecuzione o di grandezza o di ambizione.
Egli stesso ne sarebbe affetto. E questo fatto rappresenterebbe di per sé una grande fonte di idee visive.

-  Il processo critico
Per Dalí, il processo critico costituisce il processo di razionalizzazione della paranoia. In pratica, consiste nella rielaborazione razionale delle conseguenze della paranoia, ovvero le delusioni, le allucinazioni e il delirio.
Grazie al processo critico, la paranoia e le sue torbide presenze affiorano dall'inconscio. In questo modo fungono da stimolo alla fantasia creatrice dell'artista e possono tradursi in immagini pittoriche.

Dalí scrive: "... attraverso un processo nettamente paranoico è possibile ottenere un’immagine doppia, rappresentazione di un oggetto che, senza la minima modificazione figurativa o anatomica, sia al tempo stesso la rappresentazione di un oggetto assolutamente diverso..."
In questi termini, il metodo paranoico-critico è alla base di alcune tele della seconda metà degli anni '30. La loro principale caratteristica è la presenza di particolari effetti illusionistici e paradossali. In essi i vari elementi si combinano in modo da evocare simultaneamente immagini diverse: quelle che Dalí definisce "immagini doppie".
Celebre a questo riguardo è Apparizione di un volto e di una fruttiera sulla spiaggia (1938), in cui una fruttiera si combina con elementi del paesaggio, evocando le sembianze di un cane.
Altri esempi famosi sono: Cigni che riflettono elefanti (1937), L’enigma senza fine (1938), Baccanale (1939).