Max Beckmann

Attività artistica di Max Beckmann

Max Beckmann è una delle figure di maggior spicco dell'arte tedesca della prima metà del '900.
La figura di Beckmann rientra senz'altro nell'ambito del tardo espressionismo tedesco.
In varie opere è presente una forte componente espressiva, consistente nel mettere in scena situazioni drammatiche, tese, spesso al limite del grottesco. Ma soprattutto sul piano stilistico si manifesta la matrice espressionista, che lo accomuna alle principali correnti tedesche dell'epoca: spazi angusti, prospettive deformate, figure definite da contorni aspri e taglienti, tinte vivaci (anche se meno contrastanti di altri autori).
Con altrettanta frequenza, Beckmann viene inserito nella "Nuova Oggettività" (Neue Sachlichkeit). Comune agli interpreti di questa corrente è una pittura lucidamente verista, in cui la descrizione oggettiva della realtà serve a celare verità segrete. Alcuni autori, attraverso rudi osservazioni e nervose messe a nudo, cercano di esibire il vero volto del tempo, il caos e l'ipocrisia. I ritratti, le nature morte, gli interni di Beckmann degli anni '20 e '30 sono composizioni in cui la componente realista funge da quinta teatrale per la messa in scena di verità aspre, spesso amare.
Con tutto ciò, Max Beckmann rimane una figura sostanzialmente isolata nel panorama artistico del suo tempo.

La prima parte della sua vicenda artistica si svolge sotto l'influenza di grandi del passato, come Rubens e Rembrandt, ma anche di artisti più recenti, ammirati a Parigi e in Germania: Manet, Cézanne, Corinth, Munch, Kokoschka. Una pittura pastosa, ma ancora povera di vivaci contrasti cromatici, serve a rendere ritratti e grandi composizioni allegoriche.
Una svolta netta si verifica all'indomani della prima guerra mondiale, dalla quale Beckmann fa ritorno profondamente turbato.
La tecnica pittorica, il modo di comporre il quadro e i temi mutano sensibilmente. I soggetti preferiti sono ritratti, nature morte, vedute cittadine, rappresentazioni d'interni. Ma soprattutto spiccano le composizioni di persone. Ricorrono anche soggetti di matrice religiosa.
La scena è definita da prospettive deformate. Si riempie di figure affastellate, intente a compiere gesti al limite del grottesco. Le forme, plastiche e ben tornite, sono definite da contorni netti e spigolosi.

Una svolta ulteriore si registra verso la fine degli anni '20.
Beckmann adotta colori più squillanti e fa ampio uso del nero, per rendere le zone d'ombra, ma soprattutto per tracciare i contorni delle figure. I temi sono in parte i soliti: ritratti, nature morte, interni. Ma ricorrono anche composizioni allegoriche, che si rifanno alla mitologia e alle leggende. Da esse emana un senso perverso della vita umana. La vita dell'uomo assimilata ad un teatro di marionette tragiche e burlesche. Marionette che si muovono in uno spazio ricolmo di oggetti, deformato da una costruzione prospettica accentuata e forzata.
Massima espressione di questa fase sono i grandi trittici, che scandiscono gli ultimi 15 anni della sua attività: Versuchung, Abfahrt, Perseus, Schauspieler, Die Argonauten.